Aristotele chiama Fisica l’indagine e il relativo studio della natura definito physis in continuità con la tradizione presocratica che prima di lui aveva a lungo indagato sul mondo naturale, considerando l’etimologia della parola physis che deriva dal verbo greco fuo che significa “nascere”, “generare” da cui nascor e natura in latino. Il grande filosofo di Stagira attribuisce grande importanza alla fisica tanto che la vede come filosofia seconda, gerarchicamente posta immediatamente dopo la Metafisica, da cui forse la scelta di Andronico di Rodi di chiamare gli scritti metafisici di Aristotele con il nome di metafisica.  

Aristotele del resto in ambito fisico ha ricercato moltissimo e la prova sono le numerose opere dedicate alle ricerche naturali, aspetto che lo distanzia anni luce da Platone secondo cui il mondo sensibile, era il mondo delle apparenze e dunque non degno di interesse scientifico giacché per lui la scienza si identificava con la dialettica ossia lo studio delle idee che erano trascendenti alle cose.  

La Fisica invece secondo Aristotele è la scienza dell’essere in movimento e risponde di leggi generali e cause.

Le cause da Aristotele identificate come punto di partenza preferenziale di ogni indagine naturale sono quattro:

  1. La causa materiale, cioè la materia di cui è fatto un ente (in una statua la causa materiale è rappresentata dal marmo ad esempio);
  2. La causa formale, che conferisce ordine alla materia secondo un modello determinato (nel caso della statua, la forma che essa assume una volta terminata l’opera);
  3. La causa efficiente, ciò che inizia il movimento (nel caso della statua sarà lo scultore che armato di scalpello forgia il pezzo di marmo);
  4. La causa finale che esprime il fine per cui una cosa viene creata (per ciò che riguarda la statua, la causa finale potrebbe essere il denaro incassato al momento della vendita della statua o se la statua è dedicata ad una divinità, il fine sarà procacciarsi la benevolenza del dio stesso);

Sulla base delle cause Aristotele opera altresì una distinzione tra esseri naturali ed esseri artificiali:

  • Negli esseri naturali, dove il principio del movimento è intrinseco all’organismo, le quattro cause sono immanenti agli esseri, considerando infatti che gli organismi cambiano spontaneamente nel corso del loro sviluppo e stiamo parlando di mondo animale e mondo vegetale;
  • Gli esseri artificiali, al contrario, non possedendo il principio del movimento in se stessi, ma al loro esterno, devono necessariamente ricevere il movimento da altri. Il caso della statua è nuovamente esemplare, perché senza uno scultore che trasforma un pezzo di marmo in una scultura, il blocco di marmo resterebbe tale. 

Tra tutte le cause la più importante è quella finale poiché per Aristotele niente in natura avviene casualmente, anzi ogni singolo ente naturale è finalizzato in accezione teleologicaossia finalistica e il finalismo per Aristotele è fondamentale per comprendere e conoscere la natura scientificamente, aspetto quest’ultimo che è andato perduto con la scienza moderna che indaga il perché delle cose, lasciando la finalità delle cose alla teologia.

Aristotele, secondo alcuni interpreti si fa portatore di un pre-evoluzionismo, in base al quale la natura non funziona a caso e di conseguenza nessun aspetto della realtà può essere affidato al caso. Tutto, al contrario, avviene per un fine: le radici si sviluppano verso il basso per prelevare le sostanze nutritive dal suolo, le piante fioriscono per proteggere i loro frutti dagli animali i quali a loro volta sviluppano comportamenti finalizzati alla sopravvivenza.

Passiamo ora al movimento secondo Aristotele, argomento che ci consente poi di comprendere meglio la cosmologia. Partendo da osservazioni empiriche, Aristotele affermò che lo stato di quiete è naturale in un corpo, poiché un corpo, se mosso, non potrà muoversi all’infinito. Il moto rettilineo e uniforme è sempre dovuto all’intervento di una forza che agisce costantemente per tutto il tempo in cui il moto continua; se il moto si ferma, dedurrò che la forza che ha fatto muovere il corpo è venuta meno, principio che Galilei smentirà successivamente affermando che un corpo al quale viene impressa una forza istantanea si muove indefinitamente di moto rettilineo uniforme finché non interviene una forza opposta a bloccarne il moto.

Dunque, per Aristotele esistono forze invisibili che si depotenziano e svaniscono ed esiste la materia che non può essere né creata, né annientata.

Vi sono due tipi di moti per Aristotele:

  1. Moti naturali;
  2. Moti violenti;

I moti naturali hanno la causa nei corpi stessi, mentre quelli violenti sono moti dei corpi sui quali intervengono forze che allontanano il corpo dal suo luogo naturale e qui Aristotele introduce la relativa teoria dei luoghi naturali che verrà poi smentita sempre da Galileo successivamente. In base a tale teoria, un grave lanciato in aria tenderà a tornare a terra perché il suo peso lo porta in basso, poiché è la stessa Terra ad essere al centro dell’universo per via del suo peso. Un fuoco acceso in un camino brucerà dirigendosi in alto in quanto il fuoco è leggero e come l’aria tende all’alto il virtù del suo peso leggerissimo. Tale teoria che in definitiva si regge su un presupposto di proporzionalità diretta tra il peso del corpo e la sua caduta/movimento verrà nuovamente da Galileo confutata in età moderna, distinguendo una massa da un peso inteso come forza-peso, da cui la messa in discussione delle tesi aristoteliche che appariranno a questo punto, poco scientifiche.

La teoria dei luoghi naturali rimanda agli elementi di Empedocle: acqua, aria, terra e fuoco,a loro volta creati attraverso opposti e relativi passaggi di stato, che Aristotele spiega come passaggi potenza-atto, da cui la correzione delle teorie dei primi fisici presocratici che ingenuamente hanno scambiato i passaggi di stato per res anziché trattarli come modi della sostanza.          

Un’ulteriore distinzione la ritroviamo all’interno dei movimenti che sono 4 per Aristotele:

  1. Movimento per accrescimento e diminuzione (rispetto alla quantità)
  2. Movimento per alterazione (rispetto alla qualità)
  3. Movimento per traslazione (rispetto al luogo)
  4. Movimento per generazione o corruzione (rispetto al nascere e morire)

Di tali movimenti il più importante è quello di traslazione che si divide in tre distinti moti a sua volta:

  1. Circolare: è il moto delle stelle e dei corpi celesti perfetti ed eterni come Dio;
  2. Moto dal basso verso l’alto, e
  3. Moto dall’alto verso il basso

Il secondo e il terzo sono naturalmente tipici degli enti corruttibili sublunari che nascono e muoiono rispetto ai corpi celesti, formati da un elemento superiore chiamato etere, il solo capace di muoversi di movimento circolare, teoria abbandonata da Niccolò Cusano nel XV secolo, anche se l’esistenza dell’etere verrà definitivamente smentita dai fisici statunitensi Michelson e Morley addirittura tra la fine dell’Ottocento e il primo ventennio, trentennio del Novecento.

 

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