Sommario degli argomenti trattati

Aristotele non ha mai di fatto scritto un’opera chiamata Metafisica dal momento che il termine “metafisica” venne introdotto da Andronico di Rodi, famoso compilatore aristotelico di età sillana e apposto sugli scritti aristotelici che, sulla base degli argomenti trattati, potevano essere collocati “al di là della fisica” anche in ottica di struttura del corpus stesso. 

La metafisica o filosofia prima come dice Aristotele è la scienza dell’essere in quanto essere, dunque indipendente dagli enti particolari, delle cause prime e di Dio.

Con il passare del tempo, invece, la metafisica è stata associata alla trattazione di argomenti riguardanti Dio oppure l’anima, dunque l’ambito di utilizzo di questa parola si è specificato maggiormente ma anche “limitato” alla sfera potremmo dire “religiosa”, laddove ontologia è discorso su tutto ciò che esiste ed è pertanto esperibile, anche se naturalmente poi non tutti gli interpreti, i filosofi e gli storici della filosofia, sono d’accordo sulla distinzione metafisica e ontologia che comunque non è stata operata da Aristotele.

Aristotele, infatti, come prima detto, nella Metafisica parlava una filosofia prima proprio per conferire importanza a tale disciplina che coincide di fatto con l’ontologia o studio dell’essere in quanto tale, mentre le varie scienze studiano diverse determinazioni dell’essere. La fisica studia l’essere come movimento, la matematica, l’essere come numero, cioè si interessano di specifici settori dell’essere con tanto di predicati corrispondenti, ma la metafisica si interessa dell’essere in quanto tale, privo delle determinazioni particolari (libro gamma [ Γ ] ) interrogandosi sui principi primi che sono alla base della realtà. 

Venendo meno qualsiasi determinazione che separa un essere da un altro per caratteristiche costitutive da cui la distinzione in animali, piante, minerali ecc, Aristotele attribuisce all’essere quattro significati:

  1. L’essere come accidente;
  2. L’essere come sostanza e relative categorie;
  3. L’essere come vero;
  4. L’essere come potenza e atto.

La metafisica è invece definita come:

  1. scienza che studia i principi delle cose, ovvero le archai dei presocratici;
  2. Scienza che studia l’essere in quanto tale ovvero privo delle sue determinazioni particolari, da cui la polemica già in precedenza accennata, definizione quest’ultima che compare nel libro Γ;
  3. Scienza che studia la sostanza;
  4. Scienza che studia Dio e la sostanza immobile, dunque teologia, così come traspare dal libro Δ.

Ontologia e metafisica in Aristotele 

L’ontologia, in quanto metafisica secondo la terminologia introdotta da Andronico di Rodi e che include i 4 significati già menzionati è la “filosofia prima” aristotelica che ha come suo oggetto di indagine l’essere: einai (dal greco εἶναι, infinito del verbo essere), vale a dire l’essere in quanto tale e solo subordinatamente l’ente (dal greco ὄντος, genitivo di ὤν, essente, participio del verbo essere, da cui l’infinito einai). 

“In quanto tale” significa a prescindere dai suoi aspetti accidentali, e quindi l’essere, potremmo dire, in maniera scientifica. Solo di ciò che permane come sostrato fisso e immutabile, si può infatti avere una conoscenza sempre valida e universale, a differenza degli enti che vanno incontro a fenomeni di generazione e corruzione..

Per conoscere gli enti tuttavia occorre sempre e comunque riferirsi all’Essere. Aristotele intende per “ente” tutto ciò che esiste e che sussistenza grazie ad altro, grazie all’Essere che invece “in sé e per sé”, ovvero autosussiste. Mentre l’Essere è uno, gli enti sono tanti e diversi. Per Aristotele l’ente ha tanti significati, l’ente è πολλαχῶς λεγόμενον, (Met. A 9, 992 b, 18) ossia l’enti si può «dire in molti modi», anticipando il concetto di categorie. 

Ente è ad esempio un uomo, con tutto il suo bagaglio di attributi e azioni che può svolgere: camminare, mangiare, bere, dormire, ecc. Introducendo gli enti, Aristotele mira a risolvere definitivamente il problema ontologico relativo al conciliare l’essere di Parmenide col divenire di Eraclito, non completamente soddisfatto dalla speculazione dell’ultimo Platone.

Parmenide aveva sostenuto che solo l’essere “è”. Lavorando sul piano logico, Aristotele è consapevole, fermo restando che una divisione tra ragione e intelletto la avremo con Kant e in parte nel Quattrocento con Cusano, che nella ragione ogni uomo ha tante idee: casa, albero, uomo, gatto, fiore, ecc, ma è solo l’intelletto che mi fa dire “è casa”, “è gatto”, “è albero”. Dunque “è” viene logicamente prima degli specifici enti come denominatore comune degli enti; ma se l’essere è uguale a se stesso; A=A come dice Parmenide, nel dire è casa, è gatto, è albero, come è possibile che A sia anche B, C, D, E?

Discostandosi dalle idee platoniche e dal modello trascendente, Aristotele opta per una via immanente attraverso il concetto di sostanza come sinolo, cioè insieme di forma e materia. E’ chiaro che tutti gli enti sono, ovvero si poggiano su un substrato sempre uguale a se stesso, ma se nello specifico un ente si chiama casa, un altro si chiama albero, un altro, fiore, ciò è in virtù del fatto che casa, albero, fiore non sono l’essere ma enti che partecipano dell’essere in quanto sinoli, o complessi di forma (eidos platonico) riportata dall’iperuranio sulla terra e materia (ciò di cui l’ente è fatto).

E’ il sinolo che mi consente di determinare un ente dall’altro e di conoscerlo, dal momento che la forma, o ragione d’essere dell’ente è nell’ente. Insomma i sinoli sono materia seconda, laddove della materia prima che fa sì che gli enti siano, come uomini, noi, non possiamo esprimerci.

Concludiamo con qualche informazione in più circa il rapporto tra metafisica e ontologia, fondamentale per capire le varie accezioni che nel corso della filosofia è stato di volta in volta attribuito a queste due parole. Christian Wolff nel corso del Settecento vede l’ontologia come parte della metafisica generale sostenendo che mentre l’ontologia è una descrizione generale dell’ente ed è tra l’altro per Wolff propedeutica ad altre discipline considerate metafisiche come la psicologia razionale, la cosmologia razionale e teologia razionale, in quanto discipline proprie della “metafisica speciale”.

In questo senso tanto l’ontologia, quanto la metafisica si ritrovano anche nella filosofia trascendentale di Kant. Nello specifico per Kant vi è una “Metafisica della natura” e a una “Metafisica dei costumi”, laddove l’ontologia, comprende le categorie, gli schemi e i principi dell’intelletto puro, da Kant analizzati nella Critica della ragion pura. Con il neotomismo del ‘900, invece metafisica e ontologia di fatto coincidono per cui la metafisica cessa di essere autonoma e infine con Martin Heidegger, alla metafisica tradizionalmente viene proposta  una nuova ontologia capace di rivelare le vere strutture dell’essere dell’ Esserci che Heidegger chiama Dasein.

Secondo Achille Varzi, filosofo analitico contemporaneo l’ontologia precede la metafisica: se l’ontologia si occupa di stabilire che cosa c’è, che cosa esiste, ovvero, catalogando tutto l’esistente, la metafisica stabilisce invece che cos’è quello che c’è, specificando la natura di tutto ciò che esiste. Concludiamo con Battista Mondin che sostiene che la metafisica sia ricerca delle cause ultime della realtà coincidendo di fatto con l’eziologia, laddove l’ontologia è lo studio della fenomenologia dell’essere per come esso ci appare e per come esso si rivela.

 

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