Aristotele rifiuta il mondo delle idee, il mondo intelligibile e trascendente di Platone sostenendo che quest’ultimo anziché spiegare il mondo, arrivare alla comprensione delle cose esistenti, riferendole all’idea, abbia al contrario complicato le cose in quanto la moltiplicazione degli enti ha reso più difficile la comprensione della realtà. Platone, dice Aristotele, per spiegare Socrate come uomo individuale lo ha riferito all’Uomo in quanto idea e questo basilarmente è l’errore platonico di moltiplicare gli enti: per spiegare gli individui è necessario ricorrere alle idee, al mondo delle idee e delle cose in sé con il risultato che non si spiega nulla, ma si confonde la questione.

Aristotele nello scritto Sulle idee e nel dialogo Sulla filosofia dei quali oggi restano soltanto alcuni frammenti si distacca nettamente dalla dottrina platonica delle idee che anzi vengono sottoposte a critica spietata. Le obiezioni mosse da Aristotele a Platone possono essere sintetizzate nei seguenti punti:

  1. Platone per spiegare gli individui ricorre alle idee, però, così facendo, egli non fa che raddoppiare o moltiplicare il numero degli enti e non le spiega;
  2. Le idee sono più numerose degli individui; se infatti diciamo che l’uomo è animale razionale, troviamo già in ogni individuo umano, almeno tre idee: uomo, animale e razionale cosa che complica i problemi anziché risolverli;
  3. l’idea di animale dovrà inoltre relazionarsi tanto a animale razionale quanto a quello di animale non razionale, perciò, o concludiamo che vi sono anche due idee di animali tra di loro diverse oppure dobbiamo ammettere che l’idea di animale sia composta da due parti di cui una razionale e l’altra non razionale, ma così va perduta l’unità dell’idea, la sua coerenza essenziale, in quanto essa si scinde in parti tra di loro contraddittorie;
  4. Se ogni cosa sensibile rimanda all’idea, dobbiamo ammettere che sotto il profilo ideale, un individuo, un uomo, ad esempio, e una qualità come l’attributo “bianco”, abbiano uguale realtà; il bianco però non esiste come realtà separata ma solo come qualità di un individuo nell’ individuo. Allo stesso modo si potrà dire delle idee negative, il non bello, il non buono oppure delle idee di relazione come “più grande di”, “più piccolo di” il che è assurdo;
  5. Platone dice che le idee sono causa degli individui, ma esse non producono movimento, né cambiamento, né generazione poiché eterna ma in realtà vediamo che gli individui nascono da altri individui e non dalle idee;
  6. Le idee come realtà a se stanti, separate dagli individui, non possono contribuire in alcun modo a regolare l’esistenza di questi ultimi;
  7. Nel dire che le idee sono modelli delle cose non si fa altro che ricorrere a frasi vuote o a metafore poetiche che non offrono alcuna spiegazione reale sul rapporto tra idee individui;
  8. Che cosa significa dire che gli individui partecipano alle idee? Come partecipano? Ognuno ne prende un pezzo? Vi partecipano tutti insieme o separatamente? Il concetto di partecipazione è una metafora a sua volta oscua
  9. Se infine si dice che gli individui sono simili all’idea, si va incontro, come lo stesso Platone osservava, a enormi difficoltà. L’individuo per esempio “questo uomo qui”, “Socrate” e l’idea di Uomo in sé non sono simili perché l’individuo non possiede l’universalità dell’idea, è un individuo e non l’uomo in sé; dovrebbero essere simili in virtù di un terzo uomo che per sua natura sia simile da un lato all’idea e dall’altro all’individuo, ovvero il famoso argomento aristotelico del terzo uomo.

Se chiamo Socrate con A e l’Uomo ideale con la lettera B dovrò sempre ammettere l’esistenza di una relazione C che rapporta Socrate in carne ed ossa e l’uomo ideale. Pertanto dati A e B, devo ammettere tra di loro una relazione C di somiglianza, di uguaglianza, di differenza, di ostilità e di amicizia, qualunque tipo di relazione insomma, sia pure di estraneità, va comunque ammessa.

Quindi posti A e B e il terzo uomo C, la catena di rapporti non finisce qui, anzi si complica se ho A B e C si dovrà pure relazionare A e C e quindi verrà fuori un quarto uomo chiamato di D e tra A e D ci sarà un quinto uomo chiamato E, ecc., e la relazione andrà avanti all’infinito, da cui il raddoppiamento del mondo da parte di Platone che ha grandemente complicato le cose.

Nella Metafisica aristotelica inoltre l’attacco al mondo ideale platonico è ugualmente netto fino al punto di sostenere a detta di Aristotele che espressioni come “uomo in sé” o “cavallo in sé” non aggiungerebbero nulla alla spiegazione delle cose sensibile se non la locuzione “in sé”: da ciò la soluzione aristotelica che la realtà è semplicemente è fatta di individui che Aristotele chiamerà sinoli ovvero unioni di materia e di forma.

 

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