Alla filosofia della scuola eleatica incentrata sull’unità e l’eternità dell’essere che si coglie attraverso il pensiero, i filosofi pluralisti contrappongono una soluzione un po’ diversa che include anche un discorso alla molteplicità offerta dai sensi. Sotto certi aspetti la filosofia pluralista riprende in parte la scuola ionica, maggiormente legata all’esperienza concreta, ma volente o nolente, il rigoroso modo di ragionare della scuola eleatica ha comunque lasciato un segno e i filosofi posteriori a Parmenide dovranno ad un certo punto confrontarsi con la sua filosofia. Con Empedocle, Anassagora e Democrito si sviluppa un pensiero finalizzato a fornire una spiegazione non soltanto dell’immutabile e dell’invisibile sostanza comune alla realtà ma anche al presentarsi sensibile della realtà in forme molteplici. Ciò significa dunque conciliare l’eternità dell’essere parmenideo con il divenire di Eraclito e di conseguenza con i pensatori pluralisti assistiamo ad una rivalutazione dell’esperienza sensibile, anche se ciò non significa negare che la mutazione e il cambiamento siano qualcosa di transitorio oltre il quale esiste un principio permanente.

Empedocle

Empedocle nacque nella città di Agrigento verso il 492 a.C facendosi foriero di un pensiero che ribadisce l’eternità e l’indistruttibilità dell’essere ma riferisce quelle che essenzialmente sono le caratteristiche dell’estere parmenideo a quattro radici che Empedocle chiama rizomata e che corrispondono ai 4 elementi dell’acqua, dell’aria, della terra e del fuoco. 

Questi elementi secondo Empedocle sono eterni ma possono mescolarsi dando vita al molteplice sensibile e sono dunque responsabile della componente fenomenologica del reale che si coglie con i sensi. Quindi da una parte ci sono le radici che sono eterne e che rispondono alle caratteristiche dell’essere parmenideo e dall’altra, vi sono le aggregazioni, dunque le singole cose esistenti che mutano come diceva Eraclito e che sono temporanee a differenza delle radici che ci sono ci sono sempre state, aspetto della filosofia di Empedocle fortemente sottolineato anche dalla testimonianza di Plutarco. 

Esistono per Empedocle due forze cosmiche che danno luogo all’unione e alla separazione delle radici: Filotes (amore o amicizia) e Neicos (odio, discordia o contesa); l’azione di queste forze si avvicenda durante il corso del tempo dando talvolta luogo a periodi di equilibrio e di pace più o meno lunghi e periodi di disgregazione. La fase in cui predomina l’amore è secondo Empedocle quella dello Sfero, termine che ricorda sotto molti aspetti l’unità compatta della realtà secondo Parmenide in cui tutti gli elementi sono legati in armonia, Sfero nel quale, tra l’altro, tutto è indistinto.

Segue poi la discordia che spezza quest’ armonia, questa unità anche se la discordia non ha una funzione solo negativa in quanto produce la pluralità delle cose che esperiamo.  Il problema è che la discordia, proseguendo crea una disgregazione che si traduce nel disordine, nel caos e per evitare che esso trionfi, l’amore riprende gradualmente la propria azione unificatrice riconciliando di nuovo gli elementi di modo che ciò che è stato diviso venga riportato nello Sfero originario sul quale agirà poi un nuovo ciclo cosmico di separazione e riunione. 

La figura di Empedocle nelle fonti è molto particolare in quanto oltre che filosofo viene presentato anche come scienziato, come medico, come guaritore e perfino come mago tanto che ha ispirato addirittura il poeta tedesco Friedrich Hölderlin che ha intitolato ad Empedocle un poema omonimo, esaltando l’amore come forza Cosmica che si alterna con Neicos nel dominio del mondo.

La teoria di Empedocle è abbastanza suggestiva nell’ enucleare questi due principi in lotta tra di loro e tale dualismo, sotto molti aspetti, verrà ripreso successivamente dal padre fondatore della psicanalisi Sigmund Freud che nel suo saggio Analisi terminabile e interminabile (1937) parla proprio del filosofo nativo di Agrigento descrivendolo come una delle figure più eminenti e singolari della storia della civiltà greca. Per Freud, Empedocle aveva una personalità poliedrica e per questo riuscì a destreggiarsi così bene nelle direzioni più diverse: fu un ricercatore, un pensatore, un profeta e un mago ma anche un politico un filantropo, perfino un medico naturalista, ricorda Freud. 

Si tramanda che fu Empedocle a liberare la città di Selinunte da un’epidemia di malaria e fu per questo adorato dai suoi contemporanei come un Dio al punto tale che anche la sua morte è avvolta nella leggenda. Dopo un banchetto con i suoi più fedeli discepoli, Empedocle scomparve e i suoi calzari vennero poi ritrovati sulla bocca dell’Etna e nacque così il mito di Empedocle rapito dal vulcano affinché fosse consacrato a Dio.

Molto interessante è quella parte di dottrina empedoclea, dice Freud, che si avvicina alla teoria psicoanalitica delle pulsioni se non fosse per la differenza che Empedocle è mosso da una fantasia cosmica laddove la psicanalisi aspira in modo più modesto ad una validità biologica. Il processo universale da Empedocle descritto come un alternarsi continuo di periodi nelle quali predomina o l’una o l’altra forza, è molto simile a ciò che muove le nostre funzioni originarie che non a caso chiamiamo Eros e Thanatos.

Di Empedocle sono giunti pochi frammenti. Scrisse un’opera Sulla Natura e un poema intitolato Le purificazioni in cui si evince una matrice orfico-pitagorica che lo stesso Hegel, sulla falsariga di Diogene Laerzio, evidenzia nelle sue lezioni di storia della filosofia, parlando di Empedocle come un Pitagorico specie e soprattutto nel riferimento alla dottrina della metempsicosi di ascendenza pitagorica. Dalle quattro radici , Empedocle fa derivare anche una teoria della conoscenza.

Dalle cose partono per il pensatore agrigentino degli effluvi che colpiscono i sensi penetrando attraverso i pori della pelle; dal momento che anche il corpo è formato dalle quattro radici mescolate, esso è in grado di sentire terra con terra o fuoco con fuoco secondo il principio che il simile conosce il simile. Come medico, Empedocle studiò a lungo gli organi sensitivi nell’uomo e negli animali, ispirando la scuola medica siciliana.  

 

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