Talete

Talete è un’ interessantissima figura di astronomo, meteorologo, economista, matematico, insomma il tipico esempio di un sapere totale che comprende tante discipline a riprova che inizialmente una netta divisione tra le scienze e la filosofia non c’era. Talete viene considerato il padre del pensiero occidentale perché è stato il primo pensatore a fornirci una categoria che si sarebbe poi rivelata decisiva per la storia della filosofia ovvero la categoria dell’unità.

Per la precisione Talete vede nell’acqua l’elemento unificante di tutta quanta la realtà e questo è già di per sé un gigantesco passo in avanti rispetto all’opinione, al senso comune che ci vuole convincere che esistano tante cose diverse, separate le une dalle altre.

Sensorialmente, tuttavia questo è vero, vale a dire che i nostri sensi ci portano a vedere e sperimentare la molteplicità ma ciò che cogliamo con lo sguardo dell’intelletto, da intuslatino che vuol dire “dentro”, “penetrare all’interno delle cose”, quel grande sforzo di astrazione connesso all’attività dell’intelletto, insomma, ci permette di capire che oltre la molteplicità che è solo apparente, esiste unità. Talete è il primo filosofo perché è il primo pensatore che non si è fermato all’apparenza, al fenomeno, comprendendo che la molteplicità nelle sue forme svariate è soltanto ciò che appare ma al di sotto, necessariamente, esiste una sostanza che non muta.

Non è un caso che nelle pagine di Aristotele, le prime pagine della metafisica, Talete ricompaia, poiché ciò che è stato in grado di fare talete è speculare e soprattutto funzionale ad Aristotele per introdurre il suo concetto di sostanza. Aristotele, ironizzando, sosteneva che Socrate può subire tante metamorfosi, imparare la musica, imparare a danzare, ricorrere alla cosmesi per diventare più bello, tagliare i capelli, far crescere la barba, ma nonostante le trasformazioni, Socrate rimarrà sempre se stesso; la sua sostanza, indipendentemente da variazioni fortuite e accidentali, non compromette l’identità di Socrate né la mette in discussione. Qualcosa di simile aveva fatto Talete molto tempo prima riconducendo all’acqua in funzione di denominatore comune di tutta la realtà.

Un sinonimo di realtà è “mondo”, oppure, una parola ancora più potente è universo, parola che ovviamente deriva “unità”; da ciò si comprende che sensorialmente, dal punto di vista della semplice esperienza quotidiana, quello che noi sperimentiamo e la molteplicità: tante cose, tanti individui, tanti animali, tanti colori, tutti diversi ma ben identificabili, però, concettualmente, razionalmente, l’uso che facciamo della parola universo ci suggerisce che nel nostro intelletto l’idea dell’unità c’è.

In Talete si configura tra l’altro un fondamento della filosofia greca, ossia che il mondo “è”, c’è sempre stato e sempre sarà. Questa sostanza di fondo che può essere chiamata realtà, ma anche “essere” oppure fusis, cioè natura, c’è sempre stata; subisce metamorfosi, cambiamenti ma non ha mai avuto un inizio secondo i Greci a differenza di quello che invece il Cristianesimo ci ha insegnato, vale a dire che il mondo ha avuto un’origine dal nulla poiché è stato creato da Dio.

Per i filosofi greci, Dio non ha creato alcun mondo, perché il mondo c’è sempre stato e quello che ha carattere transitorio, che sboccia, che sorge, ad esempio un frutto che una volta maturo poi cade a terra e viene dal terreno assorbito, non sta a significare che con la sua morte, il frutto causi la morte dell’intera realtà, da cui l’esistenza di un quid durevole, sempiterno.

Questo qualcosa che si conserva viene dai Greci chiamato arché che solitamente si traduce con inizio, principio, origine ma non dobbiamo considerare inizio, principio, origine, in accezione cristiana, ossia origine dal nulla.

Il principio è l’origine da Talete inteso come ciò che si conserva, garante dell’unità del tutto di cui la molteplicità e il cambiamento non sono che manifestazioni transitorie di qualcosa di più profondo che è appunto il principio, esattamente come si parla di principi della matematica, riferendosi ai fondamenti che la matematica complessa conserva sempre e comunque. Allo stesso modo l’ arché si conserva dietro l’apparenza o sotto l’apparenza.

Una linea si origina da un punto perché esso si ripete nella linea e in tal senso il punto è l’arché; Talete applica lo stesso ragionamento all’acqua, considerando anche riferimento l’atmosfera culturale di questi primi pensatori che vedono la materia, animata da divinità, in accordo alla visione dell’ilozoismo (hyle=materia, zoon=vivente) che significa letteralmente materia vivente. I primi filosofi Greci pensano insomma che tutta la realtà, nel suo complesso di mondo animale, mondo vegetale e minerale, sia animata e nulla sia inerte. La vita per i primi pensatori è presente dappertutto, ogni ente è pieno di dei oppure è pieno di vita, quindi, se si cerca il principio della vita è come ricercare il principio del tutto, perché vita e tutto sono la stessa cosa e la vita è onnipresente.

Avendo poi Talete notato empiricamente che la vita si genera dove c’è l’acqua, dove c’è umidità, se si pensa ad esempio alle piene del Nilo che Talete conosceva molto bene perché in Egitto c’era stato, il fiume straripando depositava limo fertile che rende la terra atta a produrre quindi laddove c’è acqua c’è vita.

Della stessa opinione sembra essere Plutarco, testimonianza molto tardiva, in cui l’autore sostiene che Talete supponeva che tutto derivasse dall’acqua e che in essa si risolvesse poiché dall’umido si originano tutte le cose e anche le piante stesse, dall’acqua, traggono il loro nutrimento; senza l’acqua le piante morirebbero e addirittura il fuoco del sole, delle stelle e lo stesso mondo sono alimentati dall’evaporazione dell’acqua.

La vita per Talete è insomma indissolubilmente legata all’acqua che è presente in ogni fenomeno vitale; l’acqua è vita e dunque principio di della realtà nella sua interezza.

Indipendentemente dall’ immane sforzo concettuale di costituire la prima categoria dell’unità, questo principio è ancora fortemente associato con qualcosa di materiale, sebbene non possiamo essere sicuri al cento per cento che con “acqua” Talete intendesse la molecola H2O oppure parlasse di umidità in generale. Sta di fatto che per quanto l’acqua possa essere collegata alla materialità, Talete è stato il primo filosofo a instaurare un divario tra realtà e sensibile e spirito, capace di cogliere con l’intelligenza l’origine.

Non solo, Talete ha osato mettere in discussione perfino la variopinta fantasia omerica e la religione olimpica tradizionale che essendo politeista, implicava una moltitudine di divinità e non era stata in grado di cogliere l’unità. Come dice Hegel, Talete ci lascia la prima categoria decisiva della filosofia quasi volesse suggerirci che nessun oggetto particolare può essere concepito come verità a sé stante. Dunque, da Talete in poi è impossibile vedere le cose senza le loro connessioni reciproche.

Talete stabilisce un principio primo: ogni cosa può essere compresa solo come parte del tutto in quanto facente parte del tutto; se si pretendo di spiegare un fenomeno come verità a parte, non partecipe della verità globale ci si pone inevitabilmente già fuori dalla filosofia, perché filosofia significa pensare la totalità del reale.

 

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