Porfirio è nativo di Tiro e studia dapprima sotto Origene e poi successivamente entra nella scuola neoplatonica di Plotino dove nel 270 succede ufficialmente al suo maestro alla guida della scuola, dopo una frequenza di sette anni. Porfirio è anche biografo di Plotino e si deve a lui la raccolta dei saggi del maestro che Porfirio chiama Enneadi.

Porfirio muore a Roma nel 305 d.C e tra le sue opere si ricordano lo scritto Contro i cristianiLa vita di Pitagora, la ben nota Isagoge, o commento alle categorie aristoteliche, Introduzione all’astrologia e Sul ritorno dell’anima.

Porfirio non apporta sostanziali modifiche o aggiunto al pensiero del maestro ma il suo contributo maggiore sta nell’ aver approfondito il discorso sul ritorno dell’anima l’Uno, introducendo elementi e pratiche del misticismo e dell’ascetismo insieme ai contributi del magismo insiti nella filosofia orientale.

Un grosso impatto sulla filosofia alto altomedievale lo avrà tuttavia il commento alle categorie di Aristotele di Porfirio, la Isagoge, opera che ha innescato la la famosa disputa o dibattito sugli universali. Il tema fondamentale affrontato all’Isagoge è se le categorie di genere e specie debbano essere pensate come delle astrazioni oppure come delle res ovvero delle entità a sé stanti.

Giamblico

Giamblico nasce a Calcide in Siria nel 245 d.C. Conosce Porfirioad Alessandria d’Egitto  entrando poi in contatto con l’ambiente neoplatonico e una volta di ritorno in Siria fonda la divisione asiatica della scuola.

Il neoplatonismo di giamblico è incentrato sulla difesa della dottrina dagli attacchi del Cristianesimo, con particolare attenzione rivolta a rafforzare le radici pitagoriche. Giamblico scrisse diverse opere tra cui la teologia caldaica, la teologia platonica e un trattato sugli dei. Tutte queste opere sono andate perdute e di Giamblico ci restano alla fine soltanto quattro dei dieci volumi che comprendevano la monumentale opera intitolata Silloge delle dottrine pitagoriche.

Il pensiero di giamblico è altresì incentrato a giustificare il politeismo e a questo proposito riprendendo le riflessioni di Plotino, Giamblico postula l’esistenza di una sorta di secondo Uno che che presiede il cosiddetto mondo intermedio dello spirito ed è questo secondo uno, tra l’altro, che genererebbe anche numerosissime altre ipostasi.

Una ulteriore questione fondamentale della filosofia di Giamblico è prettamente teologica: la filosofia per Giamblico non può fornire risposte all’uomo risposte adeguate riguardo il suo fine ultimo e l’unica cosa che l’uomo può fare è immergersi in un regime di vita all’insegna di costanti pratiche ascetiche per entrare in contatto con Dio. Alla filosofia di Giamblico si relaziona, tra l’altro, l’imperatore Giuliano detto l’Apostata o rinnegato dai Cristiani, per il suo tentativo di dare nuova vita al paganesimo tradizionale, anche se di fatto il paganesimo romano si era a sua volta fortemente spiritualizzato, risentendo indubbiamente dell’influenza del cristianesimo contro il quale strenuamente combatteva.

 

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