Proclo

Proclo nasce a Costantinopoli tra il 410 e 412 d.c e come Plotino, Porfirio e Giamblico studia dapprima ad Alessandria d’Egitto. Successivamente si reca ad Atene dove assume la guida della scuola neoplatonica e muore poi nel 485 d.C.

Di Proclo sono noti i Commentari agli scritti di Platone, L’istituzione teologica e la Teologia platonica. Sulla base dell’insegnamento neoplatonico, la realtà viene generata dall’ Essere in un processo circolare fondato su tre momenti principali:

  1. Moné: cioè la permanenza della causa in se stessa per cui il prodotto ha qualcosa di identico al producente; 
  2. Proodos: il procedere dell’essere derivato dalla sua causa per cui il prodotto ha qualcosa di diverso dal producente;
  3. Epistrofe: ossia il ritorno dell’essere derivato alla sua causa originaria.

Questi tre momenti corrispondono a loro volta a tre rappresentazioni di eco plotiniano:

  • Moné: corrisponde all’Uno;
  • Proodos: corrisponde alle Enadi una sorta di divinità intermedie;
  • Epistrofe: corrisponde all’intelletto tripartito in 1) essere 2) vita e 3) intelletto in sé

Questo sistema triadico che continua fino all’ esplicazione dei termini minimi della realtà ha fatto di Procolo uno degli ispiratori per eccellenza della filosofia hegeliana sviluppatasi a cavallo tra XVIII e XIX secolo.

Dionigi l’Areopagita (Pseudo)

Con Dionigi l’Areopagita possiamo dire che ormai scavalchiamo nella filosofia di stampo medievale. Dionigi era un noto giudice dell’Areopago ateniese convertito da San Paolo al Cristianesimo e venerato dalla Chiesa cattolica come santo. Da non confondersi. Da non confondersi con lo Pseudo-Dionigi, autore di un coprus neoplatonico chiamato Corpus dionysianum, perché il filosofo che si cela sotto tale nome è in realtà rimasto sconosciuto dato che furbescamente ha utilizzato questo pseudonimo per sfruttare la popolarità di Dionigi dell’Areopago di Atene per poter garantire una diffusione sicura delle sue opere.

All’interno dei suoi scritti, l’autore si presenta come l’ateniese “Dionigi, membro dell’areopago”, nominato negli Atti degli Apostoli e dichiara di aver addirittura assistito al discorso che Paolo di Tarso tenne all’areopago e che si concluse tra le fragorose risate degli ateniesi (Atti, 17,22). Dionigi, al contrario, si sarebbe convertito in quell’occasione al Cristianesimo e sarebbe divenuto successivamente vescovo di Atene.

L’attribuzione degli scritti al Dionigi dell’Areopago di Atene fu messa in dubbio in epoca giustinianea da Ipazio di Efeso al quale si aggiunsero altre obiezioni avanzate da Lorenzo Valla nella prima metà del XV secolo, poi da Giulio Cesare Scaligero e infine da Erasmo da Rotterdam.

Si originò allora un lungo dibattito che giunse a conclusione solamente nel XIX secolo, quando i filologi decretarono che l’autore del corpus neoplatonico non era Dionigi dell’Areopago di Atene, vissuto nel I secolo d.C. Gli scritti dello pseudo-Dionigi, imbevuti di pensiero neoplatonico sulla falsariga di Proclo non appartengono al I secolo d.C.

Ad oggi sotto lo pseudonimo usato da questo autore neoplatonico si potrebbe nascondere:

  • Severo di Antiochia : primo diffusore del Corpus Dionysianum da lui stesso spesso citato;
  • Pietro l’Iberico: un vescovo georgiano vissuto tra 452-491 (Cfr. Sh. Nutsubidze, Mystery of Pseudo-Dionys Areopagit, Tbilisi, 1942; E. Honigmann, Pierre l’Ibérien et les écrits du Pseudo-Denys l’Aréopagite, Bruxelles, 1952);
  • In ultimo, una recente teoria attribuisce la paternità del Corpus a Damascio vissuto tra V-VI secolo d.C e tra l’altro ultimo scolarca dell’Accademia di Atene (Cfr. C. Maria Mazzucchi, in Dionigi Areopagita, Tutti gli scritti, Bompiani, Milano, 2009, introduzione di Giovanni Reale)

A Dionigi si deve soprattutto la distinzione tra una teologia positiva e una teologia negativa. Per teologia positiva Dionigi intende una teologia catafatica che consente la definizione di Dio e dei suoi attributi laddove per teologia negativa o apofatica definisce Dio solo per ciò che non può essere, rimanendo fedele alla classica distinzione che sta alla base della concezione squisitamente neoplatonica per cui Dio non può essere definito sulla base dei propri attributi.

Contenendo Dio in sé tutte le cose, perché tutto è stato creato da lui, nessun nome che indica le cose può definirlo da cui il motivo della teologia negativa e la possibilità di definire Dio solo per via negativa, elaborando così Dionigi un modello di teologia negativa molto utilizzato nel Medioevo e nel quale si sentirà tra l’altro in età umanistica il concetto della dotta ignoranza di Niccolò Cusano.

 

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