Pitagora è il primo pensatore della grecità italica proveniente dalla Magna Grecia; nativo di Samo, Pitagora, insegnò a Crotone, città che oggi ha perso ogni traccia dello splendore che aveva nel 530 a.C, anno della sua morte. In accordo a Giamblico, autore di una Vita di Pitagora, è nel tempio di Menfi che Pitagora fu iniziato alla religione misterica egiziana, rimanendo a Menfi per i successivi ventidue anni, a cui seguirono altri dodici trascorsi a Babilonia e in ultimo ci sarebbe stato l’approdo nella Magna Grecia. Tutto ciò contribuisce a fare di Pitagora un “personaggio” molto enigmatico, ancor prima che un filosofo, un pensatore che ha provato a tradurre esperienze orientali in un grande esperimento politico nell’area geografica della Magna Grecia.

Orfismo e Pitagorismo

Pitagora è il filosofo del numero e non esiste nulla di più oggettivo dei numeri e in questo senso Pitagora è stato definito precursore della scienza. Tutto è radicato nel numero e il numero è dunque per Pitagora l’arché. Nello stesso tempo, però, Pitagora rimane una figura filosofica avvolta nel mistero. Fu iniziatore e fondatore di una scuola sul modello dell’iniziazione nei templi egiziani, una scuola che conferiva un tipo di sapere al quale potevano accedere pochi adepti di grande fiducia, che avessero dato prova di possedere effettivamente grandi capacità di autocontrollo e di rigore morale. Pitagora, tra l’altro, non ha scritto nulla e ciò rende difficile identificarne bene la figura. E’ altamente probabile che gli insegnamenti di Pitagora fossero di due diverse tipologie:

  • Una componente essoterica, rivolta agli ascoltatori esterni che venivano autorizzati ad accedere alla scuola di Crotone;
  • Una componente esoterica, dunque interna, rivolta invece ai discepoli o matematici(intesi come ricercatori) i quali erano invece obbligati a mantenere il segreto sulle dottrine pitagoriche.

Il pensiero di Pitagora è dunque di difficile ricostruzione e a ciò si aggiunge il fatto che quest’ultimo non ha solo costituito una scuola filosofica, ma in un certo senso, ha quasi organizzato un modello di vita cenobitica, precorrendo in parte i monasteri medioevali in chiave filosofica. Il cenacolo crotoniate era di fatto una comunità che viveva secondo regole mentali, logiche, morali, igieniche e addirittura alimentari, tenendo presente quanto la dieta pitagorica di base vegetariana fosse praticata tra i discepoli. La scuola di Pitagora non era soltanto una scuola di filosofia, pertanto, ma anche e soprattutto una scuola di vita con marcati aspetti di carattere religioso da cui il legame tra pitagorismo e orfismo. La religione orfica, grazie anche al prezioso supporto che le scoperte archeologiche hanno fornito, sarebbe stata la religione dei pitagorici come fattore indipendente dal loro pensiero.

In sintesi di quanto finora detto, Pitagora offriva due proposte di insegnamento: l’essoterico, rivolto all’esterno e l’esoterico, rivolto all’interno e segreto. Nel pitagorismo ci sono inoltre un aspetto filosofico associato alla teoria dei numeri e un aspetto religioso, strettamente connesso alla religione orfica, il tutto praticato una scuola teoretica e contemporaneamente di vita che rimanda al modello del cenobio.

Con Pitagora ci troviamo di fronte a un personaggio criptico a metà tra pubblico e occulto, in bilico tra atteggiamento razionale e atteggiamento religioso a cui si aggiunge un problema fondamentale per la ricerca filosofica: quali dottrine attribuire con certezza a Pitagora (ad esempio Porfirio nella sua Vita di Pitagora sostiene che fu Pitagora l’ideatore della trasmigrazione delle anime, noto come metempsicosi, insistendo anche sulla dieta dei discepoli del cenacolo, cfr. A. Gargano, Filosofia Antica, op.cit., pp. 44-45) e quanto invece è stato divulgato in seguito da Filolao e dagli altri pitagorici, cosa che consente di parlare genericamente di Pitagorismo piuttosto che specificamente di Pitagora, il tutto reso ancora più complesso quando nel corso delle varie epoche ci sono state delle fratture e dei cambiamenti nella dottrina.

 

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