Cuore del neoplatonismo

Il concetto fondamentale, il perno intorno al quale ruota la filosofia di Plotino è in realtà una eco dell’universo filosofico presocratico. Sono stati proprio i primissimi filosofi a constatare quanto il mondo apparisse dispersivo, costituito da tante entità, tanti individui e tanti eventi. I presocratici capirono che il mondo ci appare molteplice, dominato dalla e a volte caotico, ma dietro questo velo ingannatore, come sosteneva Parmenide, esiste una sostanziale unità. 

Ritorna in un certo senso anche Pitagora che aveva a sua volta fondato una scuola di tipo religioso e iniziatico a suo tempo, promuovendo una filosofia che Plotino utilizza nella sua sintesi. Pitagora aveva sostenuto che le cose nella loro diversità, molteplicità o pluralità sono effettivamente “uno”; la pluralità da un punto di vista logico non è che l’insieme di numeri e dunque tanti numeri e tante cose esistenti. Per Pitagora esistono tanti numeri, infiniti numeri, ma è altresì vero che ogni numero si può considerare come l’unità sommata a se stessa tante volte quanto indica il numero. Se dico o scrivo 20, esso è venti volte “uno”, venti volte l’unità ma contemporaneamente anche se stesso. 

Plotino riprende questo aspetto intuendo che dietro l’apparente molteplicità, tutte le cose partecipano dell’Uno, pur rimanendo identiche a se stesse. Qualunque cosa, anche composto, come un armadio, una sedia o un organismo vivente presenta un elemento unificatore che mi permette di chiamare un dato ente “tavolo” piuttosto che “gatto”. 

Su Pitagora c’è il decisivo innesto di Platone con la teoria delle idee che è da parte di Platone un enorme tentativo di dare vita ad una filosofia dell’unificazione attraverso la teoria delle idee. Platone ragionava in questo modo: ci sono tante cose belle perché in esse risiede l’idea comune di bellezza, ci sono tante specie di alberi particolari ma tutti sono “albero” perché partecipano dell’idea comune di Alberità e vi sono tante azioni giuste particolari che noi definiamo e riconosciamo come tali perché partecipano della comune idea di Giustizia. 

Le idee sono modelli archetipici e unificatori del mondo sensibile dunque, ma Platone non si era fermato a questo punto, poiché ritenendo che vi fosse una gerarchia tra le idee dell’iperuranio alla cui sommità vi fosse l’idea del Bene, Platone sosteneva che tutte le idee a loro volta partecipano del Bene che essendo idea delle idee è sintesi delle idee a loro volta sintesi delle cose molteplici.

Pertanto l’idea del Bene è la sintesi somma per antonomasia che non può a sua volta essere sintetizzata da nulla. 

Il Bene, rappresentato dal Sole nel mito della caverna è unificazione di tutto il mondo ideale, il principio di raccordo, di unità dell’intera realtà intellettuale che a sua volta è il raccordo di tutta la realtà sensibile.

Oltre il Bene e oltre Platone

Plotino indubbiamente apprezza l’idea platonica del sommo bene come principio unificatore delle idee, tuttavia i risultati ai quali era giunto Platone non erano purtroppo ancora sufficienti e convincenti.  Plotino attua un ulteriore passo ancora in avanti attraverso l’introduzione del concetto di “Uno” che va oltre il Bene di Platone. 

Il sommo bene di Platone unifica tutte le idee, ma se le idee di per se stesse unificano il mondo sensibile, allora il Bene è ancora unità di una molteplicità e Plotino vuole arrivare all’unità in sé.  L’unità del molteplice è per Plotino ancora composta da parti, non è ancora lla sostanza, il fondamento ultimo della realtà ovvero la base della realtà, da cui la necessità di trovare un fondamento che per definirsi tale deve essere semplice;  bisogna arrivare a un’idea di Uno in sé e di per sé giacché il principio primo della realtà non può essere complesso, perché se lo fosse sarebbe un composto e come diceva Parmenide, l’unità è priva di parti. 

L’Uno è il fondamento della realtà, la scaturigine, l’origine di tutto ciò che esiste.

 

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