Uno emanante

Plotino per spiegare la realtà e l’esistente ragiona in questi termini: se l’uno è assoluta semplicità, beatitudine, pienezza di sé come mai ha originato la realtà molteplice e come mai se è così perfetto ha sentito il bisogno di “farsi altro da sé” generando il reale.

Plotino, che tra l’altro non crede in teorie creazioniste sullo stile dei cristiani, dà una risposta molto singolare sull’esistenza della realtà: la realtà è frutto di un’emanazione dall’Uno che sovrabbondando di essere, ha finito per straripare come un fiume.  

Plotino per rendere meglio l’idea si esprime attraverso una serie di metafore paragonando l’Uno a una fonte luminosa come il sole che per sua natura emana raggi che vanno sempre più degradando verso il buio, oppure l’Uno simile a un fiore che sparge profumo intorno a sé non perché lo voglia ma perché è la sua natura.

Non esiste in Plotino che è greco alcun concetto di volontà. L’Uno emana non per volontà ma per intrinseca natura. Per i Cristiani, al contrario, Dio ha la volontà di creare il mondo e lo crea per fini imperscrutabile che la teologia cerca di spiegare; c’è il creatore, le creature e l’atto di volontà della creazione laddove per Plotino esiste emanazione, cosa che implica un atto necessario: l’Uno non sceglie, non vuole creare il mondo, ma da luogo al mondo per sovrabbondanza di se stesso e non per volontà. Tra l’altro l’Uno di Plotino non può volere niente, perché se volesse qualche cosa si prefigurerebbe un fine fuori di se e quindi l’Uno si sdoppierebbe in due. L’uno può solo emanare perché l’uno può solo “essere”; la volontà implica infatti una scissione interna tra quello che si è è quello che si vuole (A. Gargano, Filosofia antica, Editoriale Scientifica, Napoli, 2015, pag.161) laddove l’Uno non vuole niente. 

In ciò Plotino è assolutamente greco perché esprime l’intellettualismo tipico della filosofia che rifiuta il concetto di volontà, il quale si afferma solo con il cristianesimo e con Seneca, in ambito di neostoicismo romano e comunque il contesto non è religioso. Noi agiamo continuamente pensando di doverci proporre dei fini esterni e pertanto per perseguirli, attiviamo la nostra volontà, ma per Plotino tutto ciò è sbagliato in quanto implica esteriorità, comporta una scissione di noi stessi che finiamo per proiettarci continuamente all’esterno in una maniera sbagliata dividendoci continuamente.

Per Plotino invece quello che conta è essere e ritorna la metafora del fiore: come alcuni fiori che non si prefiggono di essere belli e spargere intorno il loro profumo o il polline ma semplicemente sono intrinsecamente così, per Plotino è necessario che ciascuno si rivolga al proprio interno perché tutto è interiore, non bisogna disperdersi, proiettandosi all’esterno per perseguire obiettivi esterni.

La finalità, l’essenza è interna; si può esercitare influenza nel mondo solo in base a quello che si è.

 

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