La dialettica e la via del ritorno

Dell’Unità del tutto Plotino plasma una visione  del mondo e un metodo per capire le cose che è poi la dialettica come scienza che, per ogni oggetto dato, ci rende capaci di esprimere un discorso che spiega cosa sia l’oggetto. Ma Plotino insiste molto su una componente: per capire cosa sia l’oggetto e dunque in cosa differisca dagli altri, devo comunque metterlo in relazione agli altri, perché nonostante le differenze specifiche ogni oggetto deriva dall’Uno.

Quindi la dialettica è un continuo gioco di ricerca di identità e differenze, attraverso un confronto delle cose le une con le altre. Naturalmente la dialettica è la via della filosofia, la via della ragione, ma potrò arrivare all’Uno con la ragione? No, perché l’Uno non è un concetto, ma un’intuizione e per risalire alla fonte primigenia di salvezza dalla materia la ragione non è più sufficiente e in questo senso Plotino si ricollega anche alle esigenze soteriologiche della nuova epoca inaugurata dal cristianesimo.

L’Uno non si raggiunge con l’intelletto perché dell’Uno, nulla si può predicare, l’Uno è ineffabile e si coglie solo “uscendo da sé” dai propri limiti corporali. L’uomo virtuoso non è colui che agisce in maniera virtuosa ma colui che contiene la virtù, ovvero arriva a cogliere l’uno attraverso l’estasi. In realtà anche in questo caso, Plotino parla di vie per raggiungere l’Uno; il primo gradino è la bellezza che è simmetria e proporzione e dunque insieme ordinato, il secondo gradino è la musica che è composta di note, non belle in sé, ma armoniose nell’insieme della sinfonia e poi c’è la filosofia intesa come dialettica, come scienza rivelatrice che oltre la molteplicità, tutto è uno, dietro i molteplici fenomeni che le scienze particolari studiano, solo la filosofia sa che tutto è Uno. Ad un certo punto però la filosofia dovrà cedere il posto all’estasi mistica vera e propria, alla fuoriuscita dell’anima da sé, concetto molto simile al nirvana delle filosofie orientali e quell’esperienza, cogliendo l’uno che è ineffabile, è altrettanto ineffabile e non può descriversi.  

Dall’ineffabilità dell’Uno si configura la teologia negativa tipica del Medioevo cristiano per cui di Dio si può dire solo quello che non è ma mai ciò che è, posizione cardine del neoplatonismo o circolo alessandrino dato che il Neoplatonismo è nato ad Alessandria d’Egitto e da Alessandria si è diffuso. 

In conclusione: l’Uno origina per emanazione l’Intelletto, quest’ultimo l’anima del mondo e nella tenebra più oscura c’è la materia di cui l’uomo è parte ma essendo l’uomo dotato di anima può elevarsi alla conoscenza delle cose che sono divine in quanto emanazione dell’Uno, ma non sono l’Uno, ineffabile che si coglie solo per estasi mistica o via del ritorno dell’anima, scintilla divina, verso l’Uno, primigenia scaturigine di ciò che esiste. 

E come si raggiunge l’estasi? Naturalmente guardando dentro di sé, aspetto che ritroveremo in Agostino che del resto si convertì al Cristianesimo attraverso l’esegesi biblica delle scritture mediante le Enneadi di Plotino che è dunque ancor prima di Agostino un grande filosofo dell’interiorità da recuperare e riscoprire in un’epoca come la nostra, giustamente definita dal Professor Gargano  come “schizofrenia dell’esteriorità” (A Gargano, Ivi, pag. 170).

 

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