Platone aveva trasformato l’Accademia in un centro non solo di studi ma anche di grandiosi dibattiti culturali. Nel 368 a.C, il grande matematico e astronomo Eudosso di Cnido si trasferì per un certo tempo insieme ai suoi discepoli nell’Accademia dove scambiò diverse opinioni con gli accademici sui vari argomenti. Tra gli accademici emerse Speusippo che avrebbe diretto poi la scuola dopo la morte di Platone, Senocrate e il giovane Aristotele.

Questi tre discepoli, insieme a Platone, che per l’occasione scrisse Il Filebo discussero con Eudosso non solo di astronomia ma anche di problemi relativi alla morale edonistica, ossia quel tipo di morale fondata sul piacere. Contro la scuola di Isocrate che era in concorrenza con l’Accademia e fondava il suo insegnamento sulla retorica e sulla poetica, Aristotele scrisse un dialogo chiamato il Grillo o Della retorica in cui veniva al contrario esaltata l’educazione basata sulla filosofia concepita come un’educazione di tipo scientifico il cui strumento principe era la dialettica di Platone. In seguito, Aristotele compose il Protreptico cioè un discorso esortativo in cui si mostrava, anzi si dimostrava che l’uomo non poteva fare a meno di fare filosofia poiché, anche per decidere di non filosofare, bisogna filosofare almeno una volta.

Insomma tutte queste notizie per evidenziare  il fatto che gli scritti giovanili di Aristotele sono in qualche modo collegati ai dibattiti avvenuti nell’accademia platonica e quindi di conseguenza ad un rapporto di iniziale vicinanza tra Platone e Aristotele.

Gli storici della filosofia si sono variamente interrogati sul rapporto tra Aristotele e Platone che risulta di fatto difficile da definirsi per la difficoltà di datare gli scritti di quel periodo e ricostruirne una cronologia esatta di composizione.

Nel 1923, Werner Jaeger pubblica il classico Aristoteles. Grundlegung einer Geschichte seiner Entwicklung, tradotto in italiano da Guido Calogero con il titolo di “Aristotele: prime linee di una storia della sua evoluzione spirituale” Firenze, La nuova Italia, 1935. In questo prezioso libro veniva presentata per la prima volta la genesi dell’opera aristotelica fino alla costruzione di una teoria in base alla quale in un primo momento Aristotele avrebbe aderito alle tesi platoniche per poi distaccarsene in un secondo tempo. Per Jaeger ciò spiegherebbe come mai la dottrina platonica della tripartizione dell’anima riportata nei Topoi sia data per scontata, laddove in altri scritti Aristotele la disconosce.

Nel 1966, Ingemar Düring pubblica Aristoteles. Darstellung und Interpretation seines Denkens, in italiano tradotta da Pierluigi Donini, con il semplice titolo “Aristotele”, Milano, Mursia, 1966. Nel suo libro del 1966 Düring offre un’ interpretazione opposta a quella di Jaeger: inizialmente Aristotele avrebbe rifiutato l’opera di Platone per avvicinarvisi maggiormente  in vecchiaia.

Oggi gli studiosi non sembrano concordare con queste ipotesi, che malgrado opposte, possono essere considerate entrambe verosimili. Come sostiene Pierre Pellegrin, non abbiamo alcuna notizia assolutamente certa sulle pubblicazioni di Aristotele e dunque, non sapendo nulla riguardo la loro edizione originaria, collocazione o datazione, si possono solo azzardare congetture, cosa che non sembra la scelta migliore.  Questi dubbi nascono fondamentalmente dalla complessa storia della biblioteca di Aristotele studiata dal filologo belga Paul Moraux e da Horst Blanck supportato dalla testimonianza di Strabone, confermata e integrata da Diogene Laerzio e da Plutarco.

Alla morte di Aristotele, Teofrasto, che era suo discepolo divenne scolarca del Liceo e ne ereditò la biblioteca, specificando nel suo testamento che avrebbe lasciato ad alcuni suoi allievi l’edificio accanto al kepos (giardino) e a Neleo, la biblioteca aristotelica alla quale, nel frattempo, si erano aggiunti ulteriori volumi oltre alla produzione di Teofrasto.

Neleo era dunque convinto di essere nominato successore di Teofrasto ma gli venne preferito Stratone e fu così che Neleo lascia il Liceo, ritirandosi nella sua città natale in Asia Minore, portandosi dietro l’intera biblioteca aristotelica sottratta al Liceo.  Rimasero pertanto solo un ristretto numero di scritti aristotelici sotto forma di dialogo platonico e un’altra serie di trasposizioni non fedeli al pensiero aristotelico ai quali si aggiunsero svariate opere spurie attribuite falsamente al filosofo di Stagira.

La biblioteca di Aristotele attraversò poi altre peripezie fino a quando poco prima della conquista di Atene per mano dei Romani, Silla decise di prelevare la biblioteca aristotelica, allora appartenente ad Apellicone e un tempo appartenuta a Neleo. I vecchi rotoli furono finalmente disponibili ad alcuni studiosi che cominciarono a catalogarli fino al curatore dell’edizione ancora oggi utilizzata, ossia Andronico di Rodi. Purtroppo gli originali, passati nelle mani del figlio di Silla, vennero venduti e scomparvero definitivamente così come venne dilapidato l’intero patrimonio della biblioteca.

Classificazione degli scritti di Aristotele

Gli scritti di Aristotele si possono classificare in opere giovanili e opere della maturità.

Le opere giovanili, come abbiamo visto, sono anche definite essoteriche perché scritte per un pubblico esterno all’ambiente del Liceo e sono Grillo, Sulle idee, Sul Bene, Eudemo, Protreptico e De philosophia.

Più vasto e complesso è il corpus delle opere della maturità. Di questi testi ci sono giunti solo gli scritti che Aristotele organizzò per il suo insegnamento all’interno del Liceo, i noti libri acroamatici o esoterici, redatti per gli ascoltatori che frequentavano il Liceo. L’insieme di queste opere può essere ordinato a sua volta per argomenti omogenei:

  • Logica: (14 libri) scritti raccolti successivamente nel titolo di Organon da Alessandro di Afrodisia a cavallo di II e III secolo d.C.
  • Metafisica: comprendenti 14 libri;
  • Fisica: comprendente 8 libri;
  • Sull’anima: comprendente 3 libri più gli scritti correlati noti come Parva naturalia;
  • Etica: comprendente 18 libri;
  • Politica: comprendente 8 libri più La Costituzione degli Ateniesi
  • Retorica: comprendente 3 libri;
  • Poetica: opera della quale rimane solo la tragedia dato che la parte relativa alla commedia è andata interamente perduta.
 

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