Alla scuola di Elea apparteneva anche Zenone che nacque 25 anni dopo Parmenide e fu autore di un’opera intitolata Discorsi in cui il filosofo eleatico manifestò il suo appoggio e la sua più totale adesione alle tesi del suo maestro Parmenide. Zenone grazie ai Discorsi viene considerato l’inventore della dialettica, cioè di un metodo di discussione e di confutazione che sarebbe stato destinato a diffondersi e a costituire il cuore pulsante dell’ argomentazione filosofica. In particolare il suo metodo consisteva nella dimostrazione per assurdo, usata da tutti i matematici anche oggi: Zenone assumeva per vere le tesi degli avversari che si opponevano a Parmenide e poi dimostrava che fossero totalmente assurde e infondate, portando lo stesso interlocutore a correggersi per confermare ovviamente la validità del pensiero degli Eleati.

Zenone si occupò di argomenti contro il movimento e contro la molteplicità, due topiche care all’Eleatismo che maggiormente contraddicevano le certezze del senso comune. I discorsi sul movimento sono stati considerati più interessanti e hanno mantenuto validità e interesse logico tanto che sono giunti fino a noi.  Quindi Zenone per dimostrare che il movimento non esiste, ragionando per assurdo, assume come vera la tesi dell’avversario e quindi suppone che il moto, ad esempio, di una freccia sia reale. Ma se una freccia si muove compie effettivamente un tragitto da un punto A di origine a un punto B di arrivo e quindi nel movimento identifica un segmento AB. Ciò significa che prima di giungere in B dovrà aver percorso la metà del tragitto ovvero AC, punto C che si frappone tra A e B, ma prima di percorrere AC bisognerà percorrere il suo punto medio e ripetendo all’infinito questa operazione di fatto la freccia non si è mai spostata. Piuttosto famoso è il suo argomento noto come Achille e la tartaruga che si spiega con un ragionamento simile al precedente. Achille l’eroe dal piede veloce sfida la tartaruga, animale lentissimo per Antonomasia, alla quale sportivamente concede, in una gara di velocità, un certo vantaggio. All’atto pratico, risulterà che Achille non raggiungerà mai la tartaruga, perché, mentre tenta di colmare Il vantaggio che le ha dato, l’animale si è mossa e così Achille dovrà colmare anche questo vantaggio ma mentre lo colma, la tartaruga si sarà ancora mossa e si aggiungono per Achille, altre distanza da colmare e così all’infinito senza poterla raggiungere mai.

Zenone metteva così in luce due fondamentali difficoltà del pensiero scientifico greco relativi al concetto di moto e al concetto di infinito; da un punto di vista esclusivamente filosofico è importante notare che Zenone mostrava le difficoltà logiche della comune esperienza che si basa sulla sensazione. Non è che non vediamo il movimento e il molteplice, è chiaro che li vediamo, ma il pensiero, la ragione non è in grado di spiegare razionalmente ciò che vede.

Melisso

Melisso nacque a Samo una ventina d’anni dopo Zenone e scrisse un testo Sulla natura o sull’Essere ribadendo le tesi di Parmenide anche in polemica con le scuole sorte nel frattempo cioè quella di Empedocle e quella di Leucippo, ma pur contestandole, Melisso modifica la tesi della scuola eleatica che vedeva nell’essere qualcosa di ben definito, se pensiamo all’Essere parmenideo come sfera compatta. Al contrario, Melisso sostiene che ponendo l’essere definito come sfera, per forza da qualcosa dovrà essere limitato e siccome non può essere limitato dal non-essere, l’aporia resta. Melisso avanza l’ipotesi di un essere infinito e soprattutto non materiale perché se fosse materiale sarebbe fatto di parti e allora non sarebbe più unico. Questi sviluppi apportati da Melisso sono in realtà estremamente pericolosi per la dottrina parmenidea poiché introducono il contraddittorio infinito che vanifica l’essere in un’ immaterialità difficilmente pensabile per la filosofia greca e i Sofisti, abili nel creare problemi, ne trarranno profitto.

 

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