Durante il corso del Rinascimento, il venir meno dei due principali attori politici del medioevo, ossia il crollo dell’impero e la crisi del potere temporale della Chiesa che ha poi accelerato il processo di formazione delle monarchie nazionali, si è tradotto in un vero e proprio rivoluzionamento della vita politica europea che ha imposto la necessità di una riflessione teorica approfondita sulla natura stessa del potere.  Con le rivendicazioni di un moderno spirito rinascimentale, emergono nuovi principi politici che continuano la loro evoluzione anche dopo la stagione neoplatonica, sviluppatasi al nord e centro Italia.

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Fattori nuovi, emersi dalla contingenza storica, fanno del Cinquecento un periodo nel quale oltre alle riforme religiose che hanno tuttavia interessato in maniera maggiore l’Europa centrale e settentrionale, accompagnano il diffondersi di una nuova coscienza politica che legittima il neonato attore politico cioè lo Stato moderno. Tra questi fattori ricordiamo:

  1. La necessità di una legge di azione politica di natura prettamente laica e non solamente religiosa a differenza di quanto proposto da Marsilio Ficino o Cusano.
  2. I movimenti di riforma protestante evidenziano e amplificano le debolezze insite all’interno delle gerarchie ecclesiastiche, dunque, soprattutto in Italia dove non si attuano movimenti di riforma, si sente il bisogno di organizzare in modo diverso la scala del potere nelle diverse realtà nazionali e regionali anche a causa dell’espansione di forti monarchie europee come quella francese e spagnola.
  3. Le nuove realtà politiche vanno legittimate attraverso una vera e propria dottrina dello Stato tale da giustificare una nuova teoria del potere.

Niccolò Machiavelli: contesto storico

Pico della Mirandola muore nel 1494, anno in cui le truppe di Carlo VIII entrano a Firenze. Niccolò Machiavelli fa il suo ingresso nella vita pubblica fiorentina proprio nel 1494, diventando nel 1498, segretario della Repubblica fiorentina. Il periodo in cui vive e opera Machiavelli è sicuramente un’ epoca storica cruciale in quanto coincide proprio con l’inizio dell’età moderna. Nel 1492 Cristoforo Colombo scopre l’America ma contemporaneamente nello stesso anno muore Lorenzo il Magnifico che era stato definito l’ago della bilancia politica italiana. 

Grazie a Lorenzo i principali cinque stati italiani: Venezia, Milano, Firenze, Roma e Napoli erano riusciti a trovare un equilibrio interno tale da garantire l’indipendenza ai vari territori italiani. Con l’inizio dell’età moderna, abbiamo detto, si stavano formando i grandi stati nazionali; nel 1477 a Nancy, Luigi XI sconfigge Carlo il Temerario che è l’ultimo grande feudatario di stampo medievale ed è proprio da quella battaglia che la Francia raggiunge la dimensione di Stato nazionale.  In Inghilterra, nel 1485 Enrico VII Tudor diventa re, ponendo fine alla guerra delle due Rose tra i Lancàster e gli York e sempre in quell’anno, l’Inghilterra assume l’aspetto di Stato nazionale. Ancora, anno 1492, la Spagna di Isabella di Castiglia e Ferdinando D’Aragona espelle gli ultimi residuati di presenza araba nella penisola iberica e quando l’Emiro di Cordova viene sconfitto anche lo Stato spagnolo può unificarsi. 

Machiavelli nasce nel 1469 e ciò significa che è proprio nella sua infanzia e nella sua giovinezza che si formano gli stati nazionali. L’Italia invece segue una strada diversa perché dopo la morte di Lorenzo il Magnifico comincia per la penisola una fase di frammentazione politica che porterà poi nel 1527, anno della morte di  Machiavelli, al sacco di Roma ad opera dei lanzichenecchi. 

Nel giorno 4 maggio 1527 Machiavelli è ancora vivo e soffre per l’oltraggio dei lanzichenecchi ai danni della città eterna che in un certo senso rappresenta una vera e propria onta alla civiltà e un mese dopo la devastazione di Roma, Machiavelli muore, ma vive tuttavia abbastanza da assistere a quello che temeva più di tutto: mentre in Europa si creavano gli stati nazionali, in Italia, al contrario, la  divisione politica in principati esterni, reciprocamente in lotta gli uni con gli altri, avrebbe ben presto schiacciato la penisola, impedendo ogni possibilità di evoluzione in stato nazionale.

L’opera più importante di Machiavelli ossia Il principe va collocata in questo preciso contesto storico per essere compresa nelle sue componenti fondamentali. Machiavelli scrisse Il principe animato dalla speranza di una ripresa dei potentati italiani affinché si potesse davvero costituire in Italia uno Stato nazionale al pari degli stati europei per evitare umiliazioni come il sacco di Roma che invece accadde. 

Purtroppo le speranze di Machiavelli rimasero disattese perché l’Italia venne occupata dalle potenze straniere e rimase nelle loro mani fino all’anno 1861, anno in cui veniva dichiarata l’indipendenza italiana. Il principe viene scritto nel 1513, dopo che Machiavelli si era ampiamente formato dal punto di vista politico, date le esperienze maturate, ma il periodo è complesso; nel 1494 le truppe di Carlo VIII passano per Firenze ed è naturalmente un passaggio che si fa sentire, tanto che i Medici vengono perfino cacciati con conseguente nascita della Repubblica Fiorentina dal 1494 al 1512.

In questo periodo è particolarmente attivo al potere per 4 anni Girolamo Savonarola che cerca di pilotare in ogni modo il Consiglio Maggiore. Dopo la sua morte, con la fine del regime di Savonarola, Machiavelli assume la carica di segretario della cancelleria della Repubblica Fiorentina.

 

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