La vita di Guicciardini e la decadenza italiana 

L’interesse e la preservazione del particolare da parte di Guicciardini è giustificato in parte dagli eventi storici e in parte dalle sue vicende personali: Guicciardini era un avvocato di talento, entrato in politica nel 1511 al fianco della Repubblica fiorentina e gli venne subito affidato un incarico di prestigio in Spagna da Ferdinando il Cattolico, anche se, poi, l’anno immediatamente successivo alla proclamazione della repubblica, questo incarico che era poi quello di ambasciatore, decadde. 

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E’ la prima sconfitta personale di Guicciardini che dopo appena un anno di carriera politica con il rientro dei Medici a Firenze, naturalmente finì per essere oggetto di diffidenza presso la famiglia Medici, in quanto membro della repubblica ma le ottime qualità di Guicciardini come diplomatico ed avvocato, nonché raffinato umanista, gli valsero l’assegnazione di una serie di incarichi presso Papa Leone X e poi Clemente VII.

Fondamentale è il tentativo di Guicciardini di salvare il prestigio del papato durante la lotta franco-imperiale; la storia d’Europa dal 1525 fino al 1556 è infatti teatro del conflitto tra Francesco I, sovrano brillante e intelligente che attirò alla sua corte perfino Leonardo da Vinci e Carlo V che per una serie di successioni ereditarie si era ritrovato in possesso di gran parte dell’Europa, della Spagna e relativi possedimenti coloniali, dell’ Italia, dell’Impero germanico e delle Fiandre. 

La Francia era stretta in una morsa e Francesco I innescò una guerra che sarebbe durata per più di 30 anni allo scopo di salvare la Francia stessa dalle forze imperiali e Francesco I si destreggiò molto bene in questo soprattutto grazie ai suoi metodi diplomatici di fronte a Carlo V che si era alleato invece con i musulmani e con i principi protestanti tedeschi.

Alla fine si arriverà al già citato 1559 e alla pace di Cateau-Cambrésis, mediante la quale si riconobbe l’esistenza della Francia e lo smembramento dell’ex impero di Carlo V e l’Italia, in tutto questo, finì appunto assoggettata direttamente o indirettamente al dominio spagnolo. 

Guicciardini da abile diplomatico, grazie ai suoi servigi resi ai Papi, riuscì a dispensare ottimi consigli che permisero al Papato stesso di sopravvivere in un’epoca difficile e minacciosa. Nel 1527, dopo il Sacco di Roma e dopo la costituzione della repubblica a Firenze, Guicciardini torna in città nella speranza di nuovi incarichi in patria, ma i repubblicani, sapendo del servizio da Guicciardini prestato ai Papi medìcei, lo condannano e gli confiscano i beni costringendolo a lasciare Firenze. 

Il pensiero politico nel Cinquecento
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