Regole ed eccezioni la politica come arte 

È stato detto che Machiavelli è l’uomo delle regole mentre Guicciardini è l’uomo delle eccezioni; Machiavelli cerca infatti delle costanti per determinare la regolarità nei fenomeni storici laddove Guicciardini ricerca la particolarità, l’eccezione e non crede che sia una buona idea ritrovare nella storia romana delle costanti, dato che la storia non si può ripetere sempre identica a se stessa e se si alimenta l’illusione di una regolarità nella storia, si finisce per commettere errori: non ci sono leggi universali né tantomeno c’è un’essenza che possiamo cogliere.

Bisogna concentrarsi su ciò che è discreto, singolo, individuale e mutevole. Guicciardini insomma non aderisce al pessimismo antropologico di Machiavelli e per Guicciardini non è vero che gli uomini nascono cattivi, anzi, se possono fare il bene lo fanno ma sono le circostanze che spingono l’uomo ad agire male. Certo poi altre volte Guicciardini afferma che è meglio essere sospettosi perché l’uomo tendenzialmente fa il male, dunque sul tema della natura dell’uomo, Guicciardini a tratti sembra contrastare Machiavelli e a tratti condividere le sue posizioni in una specie di oscillazione che ha portato a considerare Guicciardini non come un vero teorico, in quanto si limita a osservazioni distaccate.

Guicciardini argomenta che la politica non è una scienza ma un’arte anzi paragona talvolta il politico al medico che si trova sempre di fronte ammalati particolari e casi specifici.

Pur avendo, da medico, studiato le malattie in generale, quando deve verificarle sul malato, il medico le troverà sempre caratterizzate da qualche tratto particolare. Il politico deve essere come il medico; non può pretendere di possedere una scienza universale, ma deve identificare, caso per caso, qual è la caratteristica peculiare della situazione specifica e adoperare la virtù della prudenza, cioè la saggezza pratica, aprendo Guicciardini una strada che arriverà poi fino a Giambattista Vico. 

Guicciardini accentua inoltre il ruolo della fortuna sostenendo che essa sia irrefrenabile e che non sia possibile trarre leggi precise e anche quando ci illudiamo di aver capito un fenomeno, poi si presentano piccole variabili che sconvolgono tutto e pertanto non si possono cogliere leggi generali nel mondo mutevole ma è molto più saggio focalizzare l’attenzione al caso particolare.

Tutto si trova insomma in balia della fortuna e la famosa osservazione della realtà effettuale di Machiavelli è ora messa al servizio del particolare, quindi leggi o costanti universali contro la discrezione e un’ulteriore differenza tra i due è che se Machiavelli ha separato morale e politica, affermando che la politica debba avere una morale di tipo superiore che è la ragione di stato, Guicciardini non separa affatto morale e politica ma riassorbe la morale all’interno della politica. 

Il pensiero politico nel Cinquecento
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