Giovanni Botero 

Giovanni Botero nasce nei pressi di Cuneo nel 1544 e insegna retorica nei collegi della compagnia di Gesù, divenendo perfino precettore di Federico Borromeo che sarebbe stato poi nominato cardinale e arcivescovo di Milano. Tra le opere più note di questo pensatore ricordiamo Delle cause della grandezza e magnificenza della realtà (1588), Della ragion di stato (1589) e Le relazioni universali (1591). Come Guicciardini anche Botero è in polemica aperta con Machiavelli ma per motivi differenti. L’esigenza di Botero riguarda maggiormente il tentativo di conciliazione tra morale, religione e politica con la ragion di Stato.

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Mentre Machiavelli ne Il principe afferma che il sovrano può utilizzare strumenti che vanno oltre la morale nel normale esercizio delle sue funzioni in nome della ragione di Stato che viene prima di ogni cosa, Botero sostiene invece che l’uso spregiudicato e incondizionato della ragione di Stato deve essere sempre mediato dall’utilizzo di virtù come moderazione e giustizia. Sostanzialmente, secondo Botero, le ragioni della morale devono appartenere all’azione di governo statale in maniera imprescindibile.

A tal proposito Botero crede che un principe possa gestire due diversi tipi di azione politica: uno fondato sull’astuzia e l’altro fondato sulla prudenza. Il primo, quello che Botero rigetta, si fonda sulla ricerca dell’interesse e della grandezza, il secondo al quale invece aderisce pienamente, si fonda sulla ricerca dell’ onesto e dell’utile.

Il pensiero politico nel Cinquecento
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