Machiavelli e Savonarola 

Francesco De Sanctis afferma che Savanarola costituiva la quintessenza del Medioevo, a differenza di Machiavelli che si presentava come la quintessenza dell’età moderna. Savonarola vive sul viale del tramonto di un’epoca mentre Machiavelli contempla l’alba di un nuovo periodo, vale a dire che con Savonarola si chiude il medioevo, l’età della trascendenza, poiché per Savonarola ogni avvenimento è iscritto in un piano profetico e soprannaturale, laddove per Machiavelli, uomo moderno, è necessario rivolgere lo sguardo all’ immanenza, alle leggi della politica, leggi che sono immanenti per Machiavelli, questa è anzi la sua grande scoperta, giacché ciò che regola i rapporti umani non può essere fatto risalire a qualche cosa che sta al di fuori di questo mondo.

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Savonarola era insomma l’ultimo esponente di una tendenza ancora medievale, incentrata sulla trascendenza, per cui gli eventi umani si spiegano chiamando in causa il soprannaturale. Machiavelli invece è il primo a considerare “valido” il mondo degli uomini e  come tale bisogna anche capirne i meccanismi di funzionamento. 

Per cogliere a colpo d’occhio la differenza tra Machiavelli e Savonarola basta considerare come entrambi vedono la discesa di Carlo VIII. Savonarola la interpreta come una punizione divina, una piaga, un flagello biblico venuto a punire i vizi degli italiani e dei degenerati cittadini fiorentini in modo particolare. Anche Machiavelli parla di degenerazione tuttavia e la chiama corruttela ma non ricorre certo a un piano profetico e soprannaturale, anzi palesemente dice che Carlo VIII ha conquistato l’Italia con il gesso ossia Carlo è sceso in Italia, è giunto fino a Napoli indisturbato, perché non ha mai dovuto combattere e semplicemente con il gesso ha segnato il terreno, le aree adatte per collocare gli accampamenti anziché combattere contro un potenziale esercito italiano. 

Carlo VIII ha conquistato l’Italia con il gesso perché l’Italia era tutta divisa e soprattutto non aveva la forza per crearsi una sua milizia autonoma: i vari Principati dipendevano dalle prestazioni militari di soldati mercenari, assoldati per la paga e la discesa di Carlo VIII viene da una parte vista da Savonarola come un flagello biblico ma dall’altra parte da Machiavelli, portavoce della modernità, come una causa naturale e infatti Machiavelli stesso, oggettivamente, cerca di analizzare le cause tecniche per cercare rimediare ad un eventuale reiterazione di eventi di questo genere. 

De Sanctis sostiene ancora che con Savonarola si chiude l’età della Divina Commedia dunque è la fine di una mentalità, di un modo di pensare e di categorie culturali medievali perfettamente espresse nell’opera dantesca nella quale tutti gli avvenimenti, sia i fatti più piccoli, sia gli eventi pubblici, si comprendono solo se li si iscrive in un piano provvidenziale generale. Con Machiavelli la commedia, da divina, si fa “ umana”; gli uomini agiscono spinti da moventi, da passioni, da meccanismi che sono propri dell’uomo e ciò ricorda palesemente Tacito e tali meccanismi vanno capiti in quanto tali perché se si vuole agire in maniera efficace, bisognerà ora considerare il peso della realtà effettuale.

Il pensiero politico nel Cinquecento
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