Politica e morale in Machiavelli

Le leggi politiche dice Machiavelli sono autonome rispetto alle leggi della morale che provengono da un insegnamento di carattere religioso, filosofico o teologico di livello superiore ma estraneo al mondo della politica. La chiarezza concettuale di Machiavelli ha fatto emergere questa distinzione in maniera molto chiara e decisa perché Machiavelli alla fine scopre la necessità e l’autonomia della politica dalla morale, separazione che non significa che la politica sia amorale nel senso di immorale, ma come denota in modo incisivo Benedetto Croce, amorale deve essere interpretata nel senso di “lontana” dalla morale. 

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Se vogliamo seguire le leggi della politica bisogna guardare alla realtà effettuale e nel XV capitolo de Il principe, Machiavelli delinea il comportamento concreto del principe, respingendo visioni teologiche e utopistiche dalla politica stessa. 

È fin troppo facile immaginare paesi ideali e perfetti, utopiche repubbliche ideali, ma il fatto è che concretamente esse non esistono e bisogna attenersi alla realtà effettuale perché è necessario seguire l’essere e non immaginare il dover essere. 

Machiavelli scopre l’essenza della politica contrapposta alla precettistica, al dover essere, delineando un pensiero politico che gli ha valso accuse di immoralità, da cui la famosa massima del fine che giustifica i mezzi come dimensione dell’utile proposta da Machiavelli, secondo l’interpretazione di Alessandro Manzoni che nell’Ottocento ha inaugurato questo modo non del tutto corretto di rapportarsi al pensiero politico di Machiavelli che avrebbe visto tutto in funzione dell’utilità.

Machiavelli non dice che il principe è cattivo ma che il principe deve essere capace di comportarsi da cattivo, ossia può usare o non usare la bontà e la cattiveria secondo necessità ed è proprio questo il termine chiave che potrebbe aver confuso Manzoni;  se il principe è cattivo lo è per necessità, se è buono lo è per necessità. Dunque il principe è costretto talvolta a essere cattivo dalla necessità perché gli uomini non sono buoni ma sono “tristi” così li chiama Machiavelli, ovvero malvagi in un italiano corrente. Nella pratica Machiavelli ci sta fornendo un primo insegnamento drammatico sulla natura umana, vale a dire che gli uomini sono cattivi, da cui il ben noto pessimismo antropologico del Machiavelli.

Il pensiero politico nel Cinquecento
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