Il principe centauro

Dunque quale dovrà essere il carattere del principe? Machiavelli ci dice che dovrà essere per metà umano e per metà ferino; il principe dovrà essere un centauro se vuole stare dietro la realtà effettuale, perché il principe deve essere capace di contenere in sé tratti umani e tratti bestiali. 

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Il significato di queste parole è chiaro. Senza leggi che ordinano lo Stato, comunità civile e organizzata in modo tale da agire per il bene di tutti, l’uomo, preda di egoismi individuali tenderebbe a comportarsi in modo ferino. Per questo motivo Machiavelli insiste sulla duplice natura del principe: umana perché partecipe della natura razionale delle leggi e ferina perché consapevole degli individualismi ciechi dell’uomo, da cui la necessità da parte del principe di saper usare a seconda della necessità la sua parte bestiale o la sua parte umana.

Virtù e fortuna 

Giungiamo così alla triade finale dei concetti fondamentali del pensiero di Machiavelli: necessità, virtù e fortuna. Ci sono leggi oggettive nella natura così come leggi oggettive esistono nel mondo degli uomini. Oggettività si associa a necessità per cui l’uomo virtuoso sarà colui che osserva e si sottomette alla necessità. La virtù per Machiavelli non è certo la virtù cristiana ma bensì la Virtus romana che si associa all’energia, vir significa uomo in latino, alla fermezza, al coraggio ma come suggerisce Eugenio Garin è un concetto di virtù che implica anche la conoscenza dei tempi e l’ordine delle cose.

L’uomo virtuoso per Machiavelli è chi indaga la necessità di perseguire il progetto di creazione di uno Stato, premessa della convivenza civile, obiettivo che si può realizzare solo se si conosce la necessità. Certamente è anche vero che gli eventi umani sono tanti e complessi e per forza poi qualcosa sfugge. La fortuna è un quid che è al di fuori di ogni umana congettura, secondo la definizione di  Eugenio Garin. Essa non è il caso, cioè qualche cosa che potrebbe avvenire o non avvenire, bensì è qualche cosa di necessario, ma non prevedibile dall’uomo e dalle sue capacità previsionali.

Machiavelli non a caso sostiene che le cose umane stanno per metà in mano alla virtù e per metà in mano alla fortuna e se l’uomo usa correttamente gli strumenti della scienza e si mette dietro alla realtà effettuale, potrà cogliere le dinamiche, le leggi e i processi di sviluppo della realtà al 50% diciamo, consapevole che l’altro 50% è fortuna.

Si riprofila dunque l’ombra del pessimismo e infatti nel XXV capitolo de Il principe Machiavelli parla della fortuna come un fiume in piena che travolge tutto, però, data la potenza distruttiva della fortuna appunto, l’uomo previdente ben sa che in tempi tranquilli, prima della piena di un fiume, è saggio costruire argini forti per evitare straripamenti. Dunque se da un lato è vero che la fortuna esiste e rovina i piani umani, dall’altro, l’uomo, secondo Machiavelli, se è previdente, è anche capace di dominare la fortuna. 

Il pensiero politico nel Cinquecento
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