Altra grande figura legata al neoplatonismo di età moderna è Marsilio Ficino che fu tra l’altro molto attivo come traduttore e infatti si deve proprio a lui la traduzione in latino di Platone e Plotino che Ficino ha così presentato alla cultura occidentale. Marsilio era figlio del medico di famiglia di Cosimo dei Medici e fu lo stesso Cosimo a capire che Marsilio fosse un giovane intellettualmente molto dotato, tanto che nel 1462 gli fece dono di una villa vicino Firenze, la villa di Careggi, invitandolo a creare all’interno della villa, un’Accademia platonica e dandogli, di conseguenza, la possibilità di vivere di rendita purché traducesse tutto Platone, autore del quale, gli umanisti fino ad allora avevano conosciuto solo ed esclusivamente i dialoghi della giovinezza mentre i grandi dialoghi teoretici della maturità erano ancora poco conosciuti.

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Marsilio Ficino nel 1477 porta a termine questa gigantesca opera di traduzione di Platone dal greco al latino e poi si concentra sugli scritti di Plotino, traduzione che Marsilio concluderà nel 1485. Sulla base di questo immenso lavoro di traduzione, Ficino elabora una filosofia strettamente collegata tanto al platonismo quanto al neoplatonismo ma vi aggiunge qualcosa in più di molto importante.

In effetti, Marsilio, oltre a questi due classici greci, traduce anche il Corpus hermeticum cioè un complesso di testi del III secolo d.C, che si credeva però fossero stati scritti nella Grecia arcaica per mano del leggendario Mercurio Trismegisto che in greco significa tre volte grandissimo. Mercurio Trismegisto è più che mai un personaggio leggendario di età arcaica venerato come sapiente tra i sapienti e fondatore della filosofia nota come ermetismo; ora Marsilio, traducendo Platone e Plotino, li inserisce come rappresentanti tardivi di un ermetismo facente comunque capo, per una serie di vicende, alla sapienza egizia e completa il tutto dedicandosi anche agli Oracoli Caldaici riferiti alla sapienza babilonese e attribuiti a Zoroastro. 

Quindi l’opera di traduzione di Marsilio è finalizzata a rilevare, sulla base delle affinità fra questi testi, un concetto di unità della cultura che lo avrebbe poi portato a scrivere il suo capolavoro ovvero la Theologia platonica o teologia platonica, opera che reca un titolo a questo punto molto significativo, in quanto si riferisce a Platone ma anche alla teologia cristiana a supporto di quell’unità famosa di tutta la cultura nota ai suoi tempi; a partire da Ermete Trismegisto, personaggio mitico delle origini della civiltà greca, passando per Pitagora, per l’Oriente, per Platone e poi per Plotino, Marsilio evidenzia il crescere e lo svilupparsi di una dottrina che poi ha trovato nel cristianesimo e nella figura di Gesù Cristo nello specifico il suo compimento. Eugenio Garin ha infatti sottolineato a tal proposito come il logos abbia parlato prima ai pensatori greci e poi si sia rivelato pienamente in Cristo e questa è l’idea fondamentale della teologia platonica di Marsilio Ficino. 

Il quarto Vangelo, quello di Giovanni, reca appunto le famose parole che in principio c’era il verbo, in greco verbum è logos, il verbo era presso Dio e il verbo era Dio. Nella teologia platonica sembrerebbe pertanto emergere che tra la filosofia greca e la rivelazione cristiana non sussista, come dice Garin, una frattura, ma al contrario, filosofia greca e cristianesimo sembrerebbero due momenti complementari di una stessa manifestazione del logos, a sostegno dunque dell’unità di tutta la cultura.

 

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