Pia philosophia e docta religio

La teologia primitiva originaria che si è progressivamente sviluppata nei vari filosofi è culminata in Cristo e questo significa secondo Marsilio che si può parlare di una pia philosophia, una pia filosofia, nel senso che la filosofia non è semplicemente la ragione umana ma è anche religione, da pietas che in latino significa attaccamento agli dei.  La filosofia è pia in quanto religione e la religione, partecipando della filosofia, è di conseguenza “dotta” da cui la docta religio.  Ficino infatti associa pia philosophia e docta religio perché c’è una simmetria tra l’una e l’altra: la religione è dotta perché non è solo rivelazione ma anche riflessione dell’intelletto umano; non è solo fede ma è anche impregnata di ragione. La filosofia dal canto suo non è soltanto sforzo razionale ma è anche animata da pietas dunque non è in contrasto con la fede, a riprova ennesima dell’ unità tra le culture e soprattutto dell’unità fra religione e filosofia.

Dio trascendente e immanente

Ficino sostiene che Dio è l’Uno di Plotino ed è trascendente e immanente nello stesso tempo; Dio è come l’Uno che è presente in tutti i numeri ma non è uguale ad essi  in quanto tutti i numeri sono multipli dell’uno però non coincidono con l’uno stesso. Dio, esattamente come il punto è presente in tutte le linee e infatti le linee sono composte di punti, è presente anch’egli dappertutto, ma è presente in un’altra forma: Dio da una parte è in se stesso, è trascendente e dall’altra parte è immanente, in quanto presente in tutte le cose.

L’incarnazione non è un fatto puntuale avvenuto solo nella figura di Cristo: in Cristo si trova sicuramente il culmine dell’incontro tra lo spirito e la materia però secondo Marsilio Dio effettivamente si è fatto materia nell’universo intero ma l’universo non coincide con Dio. Tutte le parti dell’universo sono divine ma questo non significa che coincidano con Dio stesso. 

A tal proposito ci sono due posizioni sbagliate: la prima è quella di sostenere che il mondo sia fondato su più principi. Se sosteniamo che il mondo sia fondato su più principi come ad esempio fanno i manichei che sostengono l’esistenza di un Dio delle tenebre e di un Dio della luce, i problemi inutilmente si moltiplicano poiché bisogna dare conto di due origini della realtà.

Quindi è necessario affermare che il principio non sia doppio ma singolo. Il principio è uno ma bisogna stare attenti a non cadere nel secondo errore, nella seconda posizione sbagliata, quella cioè di fermarsi a questo principio e chiuderlo in se stesso, separandolo dal mondo in quanto il principio come origine è come il punto che  si conserva in tutte le linee possibili e da esse non può essere separato. 

Non bisogna credere dunque che ci siano più principi; c’è un solo principio, c’è solo l’uno ma non bisogna pensare che l’uno sia semplicemente in se stesso. L’uno nella sua unità ha una relazione comunque con se stesso, duplicandosi, e dal due, come è cosa nota dall’argomento del terzo uomo e dalle critiche di Aristotele a Platone si passa al 3, nel senso che non c’è due senza tre. Se si pongono due cose, l’unità dell’uno in se stesso e la sua relazione nasce una terza cosa che è la relazione fra i primi due e così si procede con questo ragionamento all’infinito: dall’1 si passa al 2 e poi si passa al tre, poi al quattro e gli infiniti numeri, quindi tutte le cose sono originate dall’uno cioè Dio, ma come origine delle cose Dio è presente in tutta la realtà proprio come un punto si conserva nella retta che origina.

Marsilio Ficino

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