Il Neoplatonismo è una filosofia di raccordo tra età medievale ed età moderna che ha creato una solida base per l’Umanesimo e per il Rinascimento in Italia. Il Neoplatonismo, fondato da Plotino sugli insegnamenti del maestro Ammonio Sacca è una filosofia che si muove saldamente sul tronco del platonismo, a sua volta legato alla figura di Platone, fondatore della teoria delle idee, cioè di quei modelli archetipici, universali ed eterni che unificano la realtà. Ad esempio, se prendo a modello l’alberita’, quest’ultima può essere considerata come l’insieme di tutti gli alberi particolari, empirici e sensibili che si trovano sulla Terra; esattamente come l’idea della bellezza è il prototipo di tutte le cose belle che esistono nel mondo sensibile, che per quanto diverse, sono accomunate dal fatto di essere belle, di avere la bellezza come denominatore comune.

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Le idee hanno dunque un valore di unificazione della conoscenza, quindi piano gnoseologico, ma sono anche l’elemento unificatore di tutto un settore specifico della realtà sensibile, ossia piano ontologico; come prima accennato, l’albero unifica tutto il settore degli alberi sensibili, indipendentemente dal tipo di albero o dalla famiglia di appartenenza dell’albero medesimo.

Platone nel mito della caverna aveva in aggiunta insegnato che esiste un’idea superiore alle altre che aveva chiamato Bene con la B maiuscola, conferendo a questa idea, delle facoltà sintetiche superiori, in quanto se le altre idee sono sintesi del settore sensibile di cui sono l’archetipo, il bene è un’idea che unifica tutte le altre idee come da Platone esplicitato a chiare note nel Parmenide.

Nella mito della caverna, poi, Platone raccontava di un prigioniero che era riuscito a liberarsi dalle catene, correndo verso l’uscita delle caverna dove aveva trovato un altro mondo che finora gli era sconosciuto, un mondo dove splende il sole che ha una luce così forte che inizialmente lo schiavo non può guardarlo ad occhi nudi. E’ allora che lo schiavo, dapprima comincia con l’osservare i riflessi delle cose sull’acqua e progressivamente, passo dopo passo, lo schiavo si scopre in grado di guardare le cose stesse e alla fine, il sole.

Il sole, nel mito della caverna nello specifico e nella filosofia platonica in generale rappresenta l’idea del Bene, l’idea che unifica per sintesi tutte le altre idee; ogni idea infatti partecipa del bene, poiché nella sua sfera di influenza rappresenta il Bene: l’albero dell’esempio precedente contiene nella sua particolarità, l’idea universale di albero nella sua perfezione e lo stesso si può dire di tutte le altre cose, le quali in sé contengono l’idea per quello specifico settore di realtà, siano queste ultime cose sensibili o ideali come la giustizia o il coraggio.

Attraverso il Bene, idea delle idee, comprendiamo chiaramente che la filosofia platonica è sempre stata indirizzata verso l’unificazione: le idee sono l’unificazione delle cose e l’idea del bene è la sintesi-unificazione di tutte le idee. Plotino, in età tardo antica aveva compiuto un passo ulteriore in tale processo di unificazione, in quanto secondo lui, l’unità di cui Platone parlava non era ancora perfetta perché il Bene è all’atto pratico sintesi di una molteplicità, così come lo sono le singole idee nell’ambito del settore di realtà che sintetizzano.

L’idea di albero è sintesi degli alberi particolari, idem per quella di cavallo, lo stesso per la giustizia che è sintesi delle singole azione giuste e poi abbiamo il Bene che è sintesi della sintesi.  Oltre al Bene, secondo Plotino, ci deve essere un’ entità ulteriore che Plotino chiama Uno in se stesso, che non è unità di una molteplicità come teorizzava Platone. Ora, come Platone aveva fondato la sua filosofia sul Bene, Plotino fonda la sua intorno all’idea dell’Uno. Se la realtà suprema è l’Uno, dal quale per emanazione scaturiscono tutte le altre cose, l’uno in se stesso potrà essere colto solo attraverso lo slancio mistico, cioè dimenticandosi di se stessi attraverso l’estasi. Questo perché? La risposta è semplice quando parliamo, quando conosciamo, quando descriviamo qualche cosa, ci siamo sempre noi e la cosa; ci sono dunque due entità.

Anche se voglio fare una descrizione di Dio, oppure voglio riferire una mia esperienza su Dio, ci saranno sempre e comunque un soggetto che parla e un oggetto di cui sto parlando che in questo caso è Dio, ma sempre di due entità si sta parlando. E’ evidente che se l’Uno è uno nella sua purezza, il poter cogliere l’uno, significherà per il soggetto diventare tutt’uno con l’oggetto, affinché siano la stessa cosa e si facciano unità. Diventare uno è qualcosa che non si può descrivere o raccontare, per Plotino, perché quando si racconta, o si analizza, analizzare è un’operazione che si colloca nel sensibile in quanto ci sarà il soggetto che descrive e l’oggetto che si sta descrivendo. Plotino aveva perciò iniziato una filosofia mistica, cioè un’esperienza particolare che pochi uomini al mondo potevano provare. L’unità in se stessa si può cogliere, ma non con la ragione, perché ciò che è conoscibile è comunicabile, ma l’esperienza dell’Uno non è comunicabile agli altri;  il ricongiungimento con l’Uno è un’esperienza di tipo religioso, di tipo mistico.

Nell’unità dell’Uno di Plotino si ravvisa altresì una forte traccia di pitagorismo; Pitagora aveva sostenuto per primo che il numero 1 fosse l’archè ossia il fondamento della realtà. Il platonismo di Plotino è in parte fuso con il pitagorismo; l’Uno è l’origine della realtà, la realtà scaturisce tutta dall’Uno e il mondo non è una cosa diversa dall’Uno, altrimenti si ricadrebbe nel dualismo. Il mondo è emanazione dall’Uno, laddove il cristianesimo parla di una creazione dal nulla e quindi prende le distanze dalle posizioni emanazioniste. Tra l’Uno e le cose c’è continuità; l’uno è paragonato da Plotino ad un corso d’acqua, ad una sorgente che esce fuori dal luogo della pluralità, oppure una una fonte luminosa che si espande ma l’espansione della fonte di luce è pur sempre la luce, della quale tutte le cose sono manifestazioni. La concezione di Plotino che si sofferma sull’unità della realtà è al centro del pensiero neoplatonico italiano di età umanistico-rinascimentale in modo particolare con Marsilio Ficino e Pico della Mirandola.

Il neoplatonismo in età rinascimentale
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