Pico della Mirandola nasce a Mirandola in Emilia Romagna nel 1463, si iscrive a soli 14 anni di età alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Bologna e apprende rapidamente tutto il diritto del tempo, focalizzandosi in modo particolare sul diritto romano e sul diritto canonico. A 18 anni si reca a Padova, centro principale dell’aristotelismo in Italia e vi rimane per un anno, un anno in realtà abbastanza decisivo per Pico poiché a Padova conosce Girolamo Savonarola consigliando poi a Lorenzo il Magnifico di accoglierlo a Firenze come predicatore. Infatti da Padova, Pico si reca a Firenze, attirato da personalità come Lorenzo il Magnifico, Angelo Poliziano e Marsilio Ficino e per questo motivo lascia l’aristotelismo, avvicinandosi al platonismo.

Prev 1 of 1 Next
Prev 1 of 1 Next

A 22 anni si reca a Parigi e dopo aver lasciato un’ottima impressione ai dotti della Sorbona, impressionati dalle vastissime conoscenze di Pico relative alle dottrine filosofiche e religiose. Pico azzarda a tal proposito, addirittura, un grande passo e all’età di 23 anni, ritornato a Firenze da Parigi, si reca a Roma, scrivendo 900 tesi che avrebbero dovuto costituire la base per la discussione di un grande convegno al quale sarebbero stati invitati tutti i sapienti del mondo. 

Dal platonismo, dall’aristotelismo, dalle dottrine arabe, ebraiche e cristiane, insomma da tutto lo scibile dei suoi tempi, Pico estrapola 900 proposizioni per renderle oggetto di discussione tra i sapienti invitati da tutto il mondo, perseguendo la finalità di arrivare ad una unità filosofica e religiosa dell’umanità intera. 

Questo giovane era anche un principe tra i più illustri nella penisola italiana e infatti non si fece alcun problema nell’offrire personalmente ospitalità a Roma a tutti questi sapienti chiamati a partecipare al convegno per discutere collettivamente le 900 tesi di Pico che egli stesso propone a fini di unificazione di tutte le culture e di tutte le filosofie. 

Una sorta di filo rosso che percorre le tesi di Pico è la cabala, una dottrina iniziatica ebraica che nasceva da una leggenda, ossia che alla rivelazione di Dio a Mosè e ai Profeti che ritroviamo codificata nell’Antico Testamento, si sarebbe affiancata una dottrina esclusivamente orale, dal momento che la parola ebraica agabbalah significa “ricezione”, indicando una tradizione esoterica e segreta del misticismo giudaico. Questa agabbalahcostituiva insomma il patrimonio culturale ricevuto oralmente dalle generazioni precedenti e trasmesso da maestro ad allievo e da padre a figlio. Gli scritti cabalistici che nella cultura ebraica si affiancano agli scritti biblici, contengono riflessioni ampie sulla cosmologia e perfino digressioni cosmologiche che illustrano chiaramente come ogni parte del creato risponda ad una segreta armonia delineata da Dio.

A proposito di questi testi cabalistici che Pico si era procurato come lui stesso dice “con spesa non piccola” (A. Gargano, Filosofia antica, editoriale scientifica, Napoli, 2015, pag. 44) e che aveva analizzato con “somma diligenza” (A. Gargano, Ibidem), Pico ammette l’evidenza di denominatori comuni che sembrerebbero collegare Pitagora, Platone e la fede cristiana, nominando nello specifico, il “Nostro Agostino” (A. Gargano, Ibidem) e naturalmente si riferisce al vescovo di Ippona, Sant’Agostino. 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *