L’opera di Pomponazzi che suscitò maggiori polemiche fu tuttavia lo scritto sull’immortalità dell’anima, in cui Pomponazzi sosteneva, che oltre all’anima sensitiva degli animali, l’uomo possiede un’anima intellettiva che è in grado di conoscere l’universale e il sovrasensibile.  Tale anima intellettiva non può certo funzionare se non in stretto contatto con la sensibilità e dunque con l’anima sensitiva: i concetti, le idee dell’anima intellettiva nascono pertanto da una rielaborazione delle immagini sensibili. Ma l’anima non può fare a meno del corpo, e una volta separata dal corpo e dalla sensibilità, l’anima non può più svolgere la sua funzione; dunque secondo Pomponazzi l’anima va considerata come una forma che nasce e perisce con il corpo e che non ha alcuna possibilità di agire senza il corpo.

Prev 1 of 1 Next
Prev 1 of 1 Next

Tuttavia, sostiene lo stesso Pomponazzi, essendo l’anima il più nobile tra gli enti materiali e trovandosi essa al confine con l’immateriale, con il mondo sovrasensibile, l’anima può altresì odorare il profumo dell’immortalità.

Questa tesi di Pomponazzi suscitò violentissime polemiche, dal momento che l’immortalità dell’anima era considerata fondamentale tanto dai platonici quanto dai cristiani. Pomponazzi, però, non voleva negare in senso assoluto l’immortalità dell’anima, ma la negava solo come verità dimostrabile con sicurezza dalla ragione.

Che l’anima sia immortale per Pomponazzi è questione di fede, alla quale come tale, si può credere sulla base della rivelazione, della Sacra scrittura, da cui l’adozione e l’applicazione in materia di anima, del  principio della doppia verità degli aristotelici: l’immortalità non è dimostrabile con il ragionamento filosofico ma tuttavia va accettata come verità di fede sulla base della rivelazione. 

Un altro aspetto decisivo del pensiero di Pomponazzi è la sua concezione morale. Egli sostiene che un discorso sull’immortalità dell’anima è funzionale e massimamente valido in etica, dal momento che la tensione dell’anima verso l’immortalità, indipendentemente dall’esistenza o non esistenza della vita dopo la morte, può essere considerato il giusto correlato del comportamento virtuoso. Ciò significa che la virtù va perseguita, ma non in vista di un bene ultraterreno, ma per il valore che la virtù ha in sé in quanto sommo bene.  

In breve, pur riconoscendo l’immortalità dell’anima come verità di fede, per Pomponazzi è sempre necessario che religione e filosofia rimangano separate e che soprattutto lo stato non debba occuparsi di religione e viceversa.

Pomponazzi fu molto apprezzato dai contemporanei anche per la pubblicazione del Libro degli incantesimi in cui alla domanda se esistano cause soprannaturali dei fenomeni naturali, Pomponazzi risponde che ogni fenomeno può essere spiegato attraverso il principio della naturalità. In passato si è esagerato con l’importanza data al principio di naturalità di Pomponazzi, vedendolo un po’ come un precursore dei principi della scienza moderna. La critica più recente invece ritiene che in questo libro Pomponazzi compia un’operazione culturale, che per quanto circoscritta all’aristotelismo, lascia comunque aperta, la strada a una diversa forma di verità, la verità della fede.

La modernità di Pomponazzi consiste piuttosto nel anteporre la concreta esperienza, all’autorità di Aristotele nel caso in cui esse contrastino. Così, in una lezione del 1523, commentando un passo di Aristotele relativo ai suoi scritti di meteorologia,  in cui il filosofo di Stagira sosteneva che la zona torrida terrestre fosse inabitabile, Pomponazzi smentisce Aristotele sulla base della lettera di un suo amico veneto che aveva attraversato la zona torrida, fra il Tropico del Cancro e il Tropico del Capricorno avendola trovata abitata. Pomponazzi conclude quindi che oportet stare sensui cioè conviene attenersi ai sensi anche eventualmente contro l’autorità di Aristotele quando i sensi sono veri. 

Francesco Patrizi

Un altro protagonista del dibattito rinascimentale tra Aristotelismo e Neoplatonismo è Francesco Patrizi nato a Cherso in Dalmazia nel 1529 e morto a Roma nel 1597. Patrizi studiò tra Venezia e Padova e successivamente intraprese la carriera di insegnante presso le Università di Roma e di Ferrara. La sua opera più nota sono le Discussiones peripateticae o Discussioni peripatetiche in cui Patrizi propone un chiaro ritorno al platonismo in opposizione all’aristotelismo, considerato nemico della religione. Patrizi sostiene inoltre che tale ritorno al platonismo avrebbe addirittura favorito il rientro dell’ala protestante della cristianità sotto la sovranità della Chiesa Cattolica ma la chiesa cattolica stessa, a grande sorpresa, rigettò le teorie di Patrizi e le mise perfino all’indice.

Un testo di importanza fondamentale per cui Patrizi è famoso è la Nova de universis philosophia in cui Patrizi sostiene che il cosmo sia un sistema gerarchicamente organizzato al cui apice vi sia Dio che è Uno ed è Bene. Al di sotto di Dio, si troverebbero gradualmente: la perfezione, la sapienza, la vita, l’intelletto, l’anima, la natura, la qualità, la forma e il corpo; dato questo schema, la conoscenza non sarebbe altro che un ritorno all’origine ovvero un ritorno a Dio.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *