Nel 1500 l’Europa intera era stata sede di un intenso rinnovamento culturale, politico e religioso mai accaduto fino ad allora. Una delle motivazioni di tale gigantesco cambiamento, possiamo in parte attribuirla al progressivo venir meno delle vecchie strutture di potere del Sacro Romano Impero di stampo carolingio da un lato, e della Chiesa di Roma dall’altro. Neutralizzati in un certo senso gli attori politici principali del Medioevo, soprattutto nell’Europa centrale, comincia a farsi sentire una forte esigenza di instaurare una realtà politica nazionale alla quale possa corrispondere uno spirito religioso nazionale che si traduca all’atto pratico nella costituzione stessa di chiese nazionali.

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La nascita dello stato moderno, come cardine del Rinascimento italiano comporta, nel caso dell’Europa centrale ma anche Europa del Nord una sorta di ristrutturazione dell’ordine politico e religioso, contesto che spiega ampiamente i movimenti riformisti che si nutrono di questo limo fertile, movimenti capeggiati da personalità del calibro di Erasmo da Rotterdam, Martin Lutero, Giovanni Calvino e Huldrych Zwingli.

Affianco all’esigenza, profondamente sentita di uno spirito religioso nazionale, emerge altresì la necessità di un rapporto individuale con Dio, il che significa non più mediato da istituzioni o autorità religiose come la chiesa romana, un rapporto individuale che dia maggiore spazio alla ricerca personale della propria religiosità. In tale senso è possibile parlare di un movimento di matrice religiosa e spirituale all’interno dell’umanesimo globale che è stato appunto definito umanesimo cristiano perché guarda al passato ovvero allo spirito originario del Cristianesimo (come gli umanisti guardavano ai classici) ma contemporaneamente lo riattualizza appunto nel sentimento religioso che pervade la maggior parte dei paesi europei nel Cinquecento.

Le esigenze della riforma possono essere essenzialmente riassunte in sei istanze fondamentali:

  1. Abbattere le vigenti strutture ecclesiastiche;
  2. Promuovere una religiosità individuale ispirata allo spirito autentico e primigenio del Cristianesimo delle origini, aspetto che, congiunto all’abbattimento delle strutture ecclesiastiche esistenti, naturalmente si offre come riscoperta dell’individuo e della libertà di agire, tipica del Rinascimento, da cui l’inclusione del movimento riformista in un discorso di tipo rinascimentale;
  3. Creare una struttura politica nazionale contrapposta all’Impero;
  4. Promuovere l’indipendenza politica dalla Chiesa;
  5. Dare vita, come già detto a uno spirito religioso nazionale;
  6. In ultimo, ma non per ultimo, favorire l’emancipazione degli strati sociali più deboli.

E’ infatti tipicità dei movimenti riformisti cinquecenteschi incoraggiare il livellamento sociale per combattere le diseguaglianze, le quali, da che mondo è mondo, sono sempre causa di disequilibrio e scontro sociale. Non è dunque un caso che figure ben note al panorama cinquecentesco come Erasmo e Lutero vogliano superare la stratificazione sociale feudale di stampo ancora medievale, dunque immobile, per affermare la dignità della persona al di là di ogni sterile distinzione di classe, incoraggiando di conseguenza la promozione sociale anche per i più poveri.

 

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