Nel Rinascimento italiano e nello specifico, all’interno del pensiero rinascimentale italiano di area meridionale rivivono pienamente la filosofia della ex Magna Grecia, il pensiero dei Pitagorici, di Parmenide e degli Eleati nonché del filosofo pluralista Empedocle. Legati a tale tradizione, nota come naturalismo italiano del Rinascimento troviamo gli autorevoli nomi di Bernardino Telesio, Giordano Bruno e Tommaso Campanella.

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Questi pensatori si ispirano infatti all’ilozoismo tipico dei presocratici, il che significa adesione piena alla concezione propria dei naturalisti greci che sostenevano che tutta la materia, perfino quella inorganica e apparentemente inerte, non fosse morta ma pullulasse di vita e fosse comunque animata. In parte, possiamo anche dire, che tanto i presocratici quanto i naturalisti rinascimentali hanno anticipato il concetto di coscienza estesa, precorrendo certe posizioni della fisica moderna, se si pensa ad esempio a Max Planck, che nel 1919, ritirando il nobel per la fisica si era espresso in tali termini a proposito della materia, dichiarando “la materia come noi la conosciamo non esiste” e suggerendo pertanto il concetto di Mente come matrice della materia.

Insomma, i tre grandi naturalisti italiani si ricollegano spiritualmente ai naturalisti greci della filosofia presocratica, per quanto la tematica si fosse nel frattempo arricchita dato che la filosofia greca post socratica aveva seguito un certo sviluppo, in modo particolare va considerato il peso di Aristotele e successivamente quello del cristianesimo, due grandi momenti del pensiero filosofico occidentale con cui Telesio dovrà fare i conti. 

Benardino Telesio

Bernardino Telesio (1509-1588) è una figura filosofica molto importante all’interno del panorama naturalista dato che certe sue posizioni precedono la fioritura del pensiero scientifico moderno ed è quindi, sotto molti aspetti, un apripista del pensiero scientifico, ma come tutti coloro che aprono strade, anche Telesio non riesce naturalmente a completare il percorso. La sintesi del suo pensiero è incarnata all’interno della sua opera maggiore ossia il De rerum natura iuxta propria principia.

Nonostante Telesio abbia scritto svariati altri saggi sui terremoti e sulla meteorologia, il De rerum natura iuxta propria principia emerge dal resto della sua produzione, anche per il fatto di recare un titolo alquanto significativo in cui echeggia il De rerum natura scritto dal poeta latino Lucrezio e che lascia perciò trasparire una volontà chiara da parte di Telesio di recuperare l’epicureismo lucreziano e aderire di conseguenza a un progetto di tipo materialistico, a una visione della natura che appunto si ispira al materialismo tipico degli epicurei.

L’aggiunta iuxta propria principia significa letteralmente “i principi che le sono propri”, i principi che sono propri della natura, da cui emerge quello che è nella sostanza il progetto di Telesio, ossia studiare la natura sulla base dei principi che sono intrinseci alla natura stessa e quindi immanenti ad essa.

Telesio si prefigge di raggiungere una visione oggettiva della natura, di restituire alla natura l’autonomia che le è propria rispetto all’uomo, senza aggiunte di carattere metafisico, tornando a considerare una natura che rispecchia oggettivamente i fenomeni senza l’applicazione di filtri di tipo religioso, superstizioni o sistemi filosofici precostituiti e tradizionalmente autorevoli come quello aristotelico. Il programma materialistico di osservazione della natura da parte di Telesio vuole sostanzialmente liberare lo studio della natura dal peso di una certa metafisica e dell’aristotelismo, dunque un programma decisamente innovativo e moderno.

 

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