L’infinità del mondo. Dio immanente e trascendente 

La dottrina fondamentale di Bruno che oggi per noi è piuttosto ovvia ma che a quei tempi costò la vita al pensatore campano è quella relativa all’infinità del mondo. Dobbiamo tener presente che allora dominava ancora l’immagine aristotelico-tolemaica di un cosmo chiuso in sfere cristalline con la terra al centro di questo cosmo, un universo tra l’altro assolutamente finito dal momento che nulla poteva contrastare con le Scritture laddove le teorie di Bruno, stridendo con l’ortodossia, apparivano eretiche e pericolose. 

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Bruno affermava, al contrario, che il mondo è infinito perché Dio è infinito e sarebbe stato alquanto limitativo che un Dio infinito avesse creato un mondo finito. Nelle sue opere argomenta la questione in questo modo; il finito può essere pure molto grande, ma rispetto all’infinito, resterà sempre comunque qualcosa di molto piccolo. Anche una cosa grandissima se finita è un’inezia di fronte all’infinità di Dio e Dio non può creare inezie o andrebbe a contraddire il suo essere infinito.

Non è insomma possibile per Bruno che Dio, dotato di potenza infinita, abbia creato un mondo limitato. Il mondo è pertanto infinito ed è stato creato da un Dio infinito. Bruno, comunque, con apposite argomentazioni filosofiche piuttosto forti, distingue l’infinità del mondo, dall’infinita di Dio, ma da questa prospettiva è anche facile incappare nel panteismo cioè nella coincidenza tra Dio e il mondo.

Se Dio è infinito e il mondo è infinito, Dio e mondo coincidono, poiché due cose finite sono distinte e separate, dunque diverse le une dalle altre, ma l’infinito, se occupa tutto lo spazio possibile, se non esiste niente fuori di sé, per definizione, non può coincidere con un altro infinito. L’infinito è uno solo ed è Dio, da cui la coincidenza di Dio e il Mondo secondo una prospettiva panteistica.  

Un’altra argomentazione curiosa avanzata da Giordano Bruno viene probabilmente ripresa dal Pitagorico Archita di Taranto che disse a suo tempo pressappoco una cosa del genere: se il mondo fosse finito e immaginassimo un uomo che arriva al limite di questo mondo e volesse mettere la mano dall’altra parte, dove effettivamente metterebbe la mano? oppure la mano non esisterebbe più? O quest’uomo mette nel niente, ma il niente non può esistere e quindi attraverso varie argomentazioni, Bruno come Archita, sostiene l’infinità del mondo. 

Bruno afferma cioè posizioni da terzo Millennio perché ovviamente se l’universo è infinito, ci possono essere potenzialmente mondi infiniti e se infinite Terre esistono, dobbiamo ammettere anche l’eventuale esistenza di altri uomini o comunque altri esseri intelligenti. Da Telesio, Bruno riprende infatti l’ilozoismo tipico dei presocratici per cui tutto è vivente e tutto è animato.

L’ universo pertanto è infinito e ci sono mondi infiniti che potrebbero essere alcuni, migliori della Terra, altri peggiori e altri simili al nostro pianeta; potrebbero essere mondi abitati dal momento che la vita sulla Terra è una vita intelligente e potrebbe esserci vita intelligente anche su altri mondi. Una scintilla divina è per Bruno presente ovunque, ma nello stesso tempo, Dio è presente anche in se stesso, ossia Bruno propende per una concentrazione di Dio in se e una sua esplicazione nel mondo, vale a dire c’è una trascendenza e immanenza di Dio rispetto al mondo.

Da questa posizione di Bruno scaturiscono quelle ambiguità e quelle divergenze dall’ortodossia che gli hanno poi valso un’accusa di panteismo anche se nel panteismo Bruno cerca di non scivolare completamente e ne sono un esempio lampante le argomentazioni da lui sostenute nello scritto De la causa, principio et uno in cui Bruno sostiene che Dio è contemporaneamente principio e causa del mondo. Il principio è l’inizio, è il motore di qualche cosa, e come tale il principio resta presente in quello a cui ha dato principio. 

Se prendo un ente geometrico, tipo una linea, in essa sarà sempre presente il suo principio che è il punto, dal momento che una linea è una successione di punti. Come il punto si conserva nella linea, allo stesso modo Dio è principio del mondo ma è anche presente in tutte le cose che sono divine e pertanto Dio è immanente.  Però Dio oltre che principio immanente è anche la causa del mondo e la causa è qualcosa di differente perché è esterna rispetto all’effetto, tanto che il rapporto di causa-effetto è un rapporto di esteriorità. 

Dio oltre ad essere principio è anche causa del mondo e quindi oltre a essere immanente è anche trascendente. L’esempio della linea vale anche in questo caso. Il punto come principio sta nella linea ma il punto chi lo ha tracciato? Lo avrà tracciato ad esempio una penna o una matita, quindi la penna è esterna al punto. La penna è la causa e il punto, l’effetto.  Allo stesso modo Dio è la penna che ha disegnato il mondo da cui Dio come principio e causa, perciò Dio è immanente e trascendente rispetto al mondo. 

Questa posizione Bruno la sostenne a Venezia ma nel 1593, tuttavia Bruno passò nelle mani dell’Inquisizione romana e fino al 1599 continuò a sostenere che le sue affermazioni fossero compatibili con l’ortodossia cattolica. Poi però quando gli venne chiesto di rinnegare otto affermazioni eretiche individuate dal Cardinale Bellarmino per evitare di rinnegare il cuore della sua dottrina, Bruno si rifiutò di abiurare e il giorno 17 febbraio del 1600, viene arso vivo a Roma, presso Campo dei Fiori, dove oggi sorge una statua in suo ricordo e a ricordo di quanto vergognosa sia stata la Chiesa controriformata che ha bruciato molti più innocenti di quanto effettivamente abbia fatto la Chiesa teocratica del Medioevo.

Pare inoltre che il povero Bruno venne portato al patibolo con una specie di museruola in bocca per impedire che durante il tragitto potesse dire qualcosa di sconveniente e dunque morì anche oltraggiato, con tanto di danno e beffa; una morte ingiusta e indecorosa che ha infatti contribuito a rendere Bruno il martire del pensiero moderno così come Socrate lo fu per il pensiero antico. Un altro filosofo scomodo, ucciso.

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