Naturalismo e Umanesimo

Questo programma di Telesio, come del resto un po’ tutto il naturalismo italiano del Rinascimento, è in un certo senso il “rovescio della medaglia dell’Umanesimo” (A. Gargano, Filosofia moderna, Editoriale Scientifica, Napoli, 2016, pag. 108). Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e lo stesso Machiavelli hanno una loro coerenza nella visione della realtà, secondo parametri umanistici, ossia l’uomo al centro della realtà che tuttavia, per essere tale, deve ricercare la propria identità e mettere la storia a distanza. 

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Se voglio capire la mia identità, comprendere chi sono, devo capire da chi e da cosa mi distinguo. Umanisti del calibro di Coluccio Salutati, Lorenzo Valla, Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Leon Battista Alberti hanno ricostruito l’identità storica, il passato vissuto alla soglia dell’età moderna, alla soglia di un cambiamento epocale. 

L’Umanesimo contribuisce all’identità dell’uomo, mettendolo a confronto con l’alterità di un passato non più deformato da categorie religiose come avveniva nel Medioevo ma che torna ad essere nuovamente visto nella sua oggettività, nella sua autonomia. Solo virando in questa direzione è possibile per l’uomo nuovo del Rinascimento costruire la propria identità rispetto a questa alterità; ritornano nuovamente utili le parole di Machiavelli indirizzate a Francesco Vettori, lettera che esprime al meglio la quintessenza della mentalità dell’uomo rinascimentale, vale a dire la centralità del dialogo con i grandi autori del passato ai quali però, mediante il distanziamento, viene restituita autonomia, ossia un Livio che è Livio, un Tacito che è Tacito, un Virgilio che è Virgilio e non un Virgilio cristianizzato.

Il naturalismo di Telesio, Bruno e Campanella è l’equivalente, in relazione alla natura, di ciò che gli umanisti hanno fatto con la storia. Anche la natura costituisce una “alterità” rispetto all’uomo e quest’ultimo, per capire la propria posizione nel cosmo, per cogliere la sua centralità e specificità, si deve identificare non solo rispetto agli uomini del passato messi a distanza, ma anche rispetto alla natura, mettendola a distanza, rendendola autonoma affinché la natura possa essere vista come è realmente, nella sua autonomia e nella sua oggettività e in ciò ha senso instaurare uno stretto parallelismo tra l’operazione culturale degli umanisti e quella dei naturalisti come Telesio, Bruno e Campanella.

Naturalismo italiano nel Rinascimento: Telesio, Bruno, Campanella