Materialismo, sensismo, edonismo

Telesio, come detto in precedenza, propone uno studio della natura depurato dalla proiezione di visioni religiose sulla natura stessa, da categorie filosofiche non estrapolate dalla natura medesima come avveniva per esempio in Aristotele che aveva introdotto concetti come primo motore immobile oppure il fatto che il movimento dipendesse dalla tendenza di ogni ente a ritornare nel suo luogo originario.

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Telesio si propone di evitare l’intromissione del soggetto sull’oggetto per avere una considerazione della natura in quanto tale e fonda così il suo progetto naturalistico su una pretesa considerata forse un po’ ingenua oggi. Telesio ripone infatti grande fiducia nella trasparenza dei sensi: la materia si imprime nella sensibilità e questo fa di Telesio un “sensita” ossia un sostenitore dell’idea in base alla quale, nella conoscenza vi sia un’assoluta priorità dei sensi dal momento che essi presentano tratti di omogeneità con la materia e permettono pertanto di cogliere quest’ultima al suo stesso livello, parlando perfino di un rapporto di trasparenza tra sensi e materia. 

Telesio sviluppa così un quadro teorico coerente con la sua opera che riflette, come detto, nel titolo, il De rerum natura lucreziano, opera che rinvia a una visione materialistica del mondo alla quale corrisponde, dal punto di vista gnoseologico, quindi dal punto di vista della conoscenza, il sensismo, una posizione del resto piuttosto isolata nella storia della filosofia. La posizione maggioritaria nella storia del pensiero occidentale a partire da Parmenide è che esistono due vie per conoscere: i sensi e l’intelletto. La sfera razionale viene solitamente considerata superiore ai sensi che sono incerti, inclini all’errore e soprattutto variabili da individuo a individuo, laddove solo la ragione è  vista come universale e quindi superiore perché in grado cogliere l’oggettività con esattezza. 

Telesio è uno dei pochi pensatori che prende le distanze da questa impostazione; è un sensista e come tale sostiene che la realtà è materiale e che sono i sensi a metterci in contatto con la materia, a permetterci di coglierla come essa è.

Telesio crede che la conoscenza sensibile ci metta in rapporto col mondo vero, sostenendo che, contrariamente, la conoscenza intellettuale è pallida e sbiadita, quindi la natura va indagata innanzitutto a partire dai sensi aspetto che poi dal punto di vista del comportamento, della morale, si traduce in una forma di edonismo. 

E’ ovvio che in maniera coerente Telesio edifichi una morale di tipo edonistico: l’uomo viene influenzato dai sensi, sono i sensi che gli dicono immediatamente se una realtà gli procura piacere o dolore. Il piacere è associato a un’intensificazione, a un rafforzamento della natura, laddove il dolore riferisce di un pericolo, di un indebolimento del mio essere che di conseguenza mi porta a cercare ciò che è piacevole per sfuggire a ciò che è doloroso; di conseguenza il bene finisce per coincidere con il piacevole da cui la posizione edonistica, comune in un certo senso  ai naturalisti presocratici, se non fosse che in Telesio subentra un elemento che si sovrappone a questo quadro così preciso, perché in Telesio si aggiungono Dio e l’immortalità dell’anima, aspetto quest’ultimo che ha portato a formulare ipotesi sull’apparente contraddittorietà di Telesio.

La prima ipotesi va a sfavore del filosofo, accusato di opportunismo, cioè il pensatore consentino avrebbe aggiunto alla sua teoria, la dottrina dell’anima immortale e dell’esistenza di Dio per ragioni di opportunismo, vale a dire per salvarsi da possibili accuse di eresia. L’altra lettura più fondata è quella di Nicola Abbagnano ed Eugenio Garin che non mettono in dubbio la coerenza del pensiero di Telesio.

Naturalismo italiano nel Rinascimento: Telesio, Bruno, Campanella

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