Il panpsichismo

il panpsichismo implica che tutto è dotato di psiche, non è semplicemente vivente, ma dotato di anima, di sensibilità e che tutto diventa capace di sentire, capace di sensibilità e a tal riguardo vi rimando agli studi moderni dello psichiatra e neuroscienziato italiano, Giulio Tononi a proposito della coscienza, in modo particolare al suo libro Phi: A Voyage from the Brain to the Soul, disponibile anche in italiano, PHI. Un viaggio dal cervello all’anima, libro originale e interessantissimo in cui risuona il concetto di panpsichismo telesiano.

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Telesio sostiene che sia arrivato il momento di liberarsi dal bagaglio aristotelico e ritornare a vedere la natura secondo le strutture più semplici. Tutto è per Telesio composto da materia, soggetta a sua volta a due agenti ossia caldo e freddo, due entità che agiscono sulla materia che è di per sé bruta e inerte. La natura si può comprendere per Telesio proprio sulla base di questi elementi:

  1. Materia; 
  2. Caldo;
  3. Freddo;

Il freddo tende alla staticità, il caldo tende al dinamismo ed è fonte di sensibilità. Per Telesio il calore si identifica dunque con la sensibilità: tutti i corpi materiali hanno un certo grado di calore, ve ne sono alcuni più freddi, altri più caldi, ma sicuramente la minore presenza di calore, determina anche una minore forma di sensibilità, appunto “minore” dal momento che anche  i corpi molto freddi, posseggono comunque un certo grado di calore. 

Alla luce di questa impostazione che rimanda ai presocratici, Telesio sostiene che, essendoci calore in tutto, anche fosse in minima misura, tutte le cose sono sensibili da cui il panpsichismo. Il ragionamento di Telesio, per quanto strano si spiega così: una calamita, apparentemente un pezzo di metallo inerente, ha il potere di attrarre altri metalli, la limatura di ferro, ad esempio, il che significa che esiste un’energia che attrae i corpi e quindi ogni cosa ha una sua sensibilità, poiché ogni cosa, in fondo, ha una sua identità che la distingue dall’esterno e la cosa reagisce rispetto all’esterno. 

Avere sensibilità in fondo vuol dire proprio questo: io sono me stessa e ho un grado di temperatura corporea che mi consente di avvertire ciò che succede all’esterno. Sono sensibile perché ciò che mi viene dall’esterno ha una sua temperatura diversa da me. Avere sensibilità significa percepire le differenze; se pongo la mia mano, che avrà una certa temperatura su una superficie fredda, subisco e avverto una modifica in me, che proviene da qualche cosa di esterno. La sensazione ha una propria identità, ogni cosa è se stessa e quindi reagisce a contatto con le altre cose e ciò vale tanto per il mondo organico quanto per l’inorganico, ovvero per Telesio non esiste niente che non abbia sensibilità e dunque niente che non abbia una sua identità.  Se tutto ha sensibilità, tutto ha coscienza e soprattutto il discorso vale massimamente l’uomo, essere in cui questa coscienza è ovunque e raggiunge la massima intensità, da cui la teoria di Telesio sull’anima umana come spirito, sensibilità e tendenza alla propria identità. 

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