Giordano Bruno

Il pensiero di Giordano Bruno (1548-1600) si colloca tanto nell’ambito dell’Umanesimo quanto in quello del naturalismo rinascimentale.  L’umanesimo implica infatti uno sforzo di oggettivazione dell’uomo e del suo passato per acquisire un’identità rispetto all’alterità del passato; il naturalismo invece comporta la stessa oggettivazione della natura, così che l’uomo del Rinascimento, l’uomo nuovo della rinascita, possa acquisire il senso della propria identità non rispetto all’alterità del passato, ma rispetto a ciò che è all’altro da sé, ossia la natura. 

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Il naturalismo è pertanto, in un certo senso, l’altra faccia della medaglia dell’Umanesimo e ciò è particolarmente evidente in Giordano Bruno, che Eugenio Garin definisce “genio sincretistico” che è stato in grado di sintetizzare e accorpare varie tradizioni di pensiero, attribuendo soprattutto grande importanza a ciò che gli è pervenuto dall’umanesimo, aspetto che lo porta a chiudere il cerchio neoplatonico cominciato con il quattrocento in quanto Bruno raccoglie effettivamente gli esiti del pensiero umanistico rinascimentale da Marsilio Ficino fino a Pico della Mirandola. Giordano Bruno nasce nel 1548 a Nola vicino a Napoli. In una sua deposizione al tribunale dell’Inquisizione di Venezia, è Bruno stesso a delineare la sua biografia, rispondendo alle domande dei giudici e dicendo di chiamarsi Giordano della famiglia dei Bruni, nativi della città di Nola vicino Napoli. Aggiunge poi Bruno di essere stato allevato a Nola e di esercitare la professione di uomo di lettere e di ogni scienza. 

Bruno vive il cuore dello sviluppo della Controriforma e soprattutto vive la forte presenza spagnola in Italia: è l’epoca in cui quanto deciso dopo il Concilio di Trento diventa operativo ed è anche il periodo immediatamente successivo alla pace di Cateau-Cambrésis del 1559, anno di inizio della dominazione spagnola in Italia. 

Il pensiero di Bruno si colloca pertanto in piena Controriforma e in piena dominazione spagnola, due coordinate cruciali per il pensiero così potente del filosofo di Nola, grande pensatore appunto ma carattere alquanto irrequieto. Una identificazione esatta del pensiero di Bruno non è così semplice proprio perché la sua filosofia raggruppa varie dottrine, le elabora, le amplia, le fa proprie e alla fine le supera continuamente.

Giovanissimo, all’età di 14-15 anni, probabilmente per poter studiare, entra nell’ordine domenicano di Napoli e inizia a leggere di tutto, soprattutto le tradizioni filosofiche ortodosse ed eterodosse e per questo motivo da subito cade sotto l’occhio vigile dei suoi superiori. Di fronte agli inquisitori di Venezia, Bruno non nasconde il suo passato, considerando sciocco e inutile nascondere letture realmente avvenute anche se Bruno, presenta, come ovvio che fosse, le sue letture in termini molto cauti, ossia dando ad intendere ai giudici di non aver mai disprezzato la religione o rinnegato il Cristianesimo. La sua contestazione riguarda solo ed esclusivamente l’aspetto superstizioso del Cristianesimo, incompatibile con il messaggio cristiano, superstizioni da Bruno, tra l’altro, apertamente criticate nello Spaccio della bestia trionfante ma, critiche a parte, Bruno per tutta la durata del processo a Venezia, continuerà a proclamarsi cristiano e buon credente. 

Da Venezia, Bruno viene poi trasferito a Roma e fino all’ultimo il filosofo di Nola mantiene questa linea difensiva. Le cose cambiano quando il cardinale Bellarmino estrapola dalle sue opere otto tesi eretiche che Bruno è chiamato a rinnegare. Ciò significava rinnegare fondamentalmente il suo pensiero ed è allora che Bruno divenne intransigente fino ad accettare il rogo, accogliendo in ginocchio la sentenza di morte, da cui le famose parole da Bruno proferite: “avete più paura voi nel pronunciare questa sentenza, che io nell’ascoltarla”. 

Insomma fino all’ultimo momento, precisamente dicembre del 1599, in quanto Bruno venne giustiziato il 7 febbraio del 1600, il filosofo campano ha sempre cercato di evitare di essere additato come eretico, come irrisore della religione o ateo.

Il suo pensiero è molto complesso e si presenta ancora oggi aperto a diverse interpretazioni. Bruno è sempre stato un giovane piuttosto inquieto che rifiutava ad esempio le immagini dei Santi, cosa che lo portò ad avere diversi problemi con l’autorità religiosa. Si recò nel 1576 in Liguria a Novi per poi approdare nella Ginevra calvinista dove Bruno sperava di trovare maggiore libertà rispetto all’Italia Cattolica della Controriforma ma anche a Ginevra, il pensatore di Nola, riceve una doccia fredda e si rende conto che la morale calvinista è ancora più parassitaria di quella cattolica che parla di una salvezza per fede, fondamento incompatibile con l’attivismo portante del pensiero bruniano.

Dunque i Cattolici lo cacciano e i calvinisti anche, dato che Bruno accusa il calvinismo di essere una religione che invita al parassitismo, vedendo di buon occhio l’accumulo di capitale, accuse che portano Calvino ad espellere Bruno dalla città.  

Egli ripiega in Francia; passa da Tolosa e poi si reca a Parigi dove pubblica il primo scritto a carattere neoplatonico, il De umbris idearum che gli consente di entrare nelle grazie di Enrico III che addirittura lo riceve a corte e gli consente persino di disputare alla Sorbona scatenando le ire degli aristotelici dell’università stessa che accusarono Bruno di rubargli gli studenti, affascinati dall’originalità del personaggio. 

Bruno rimase a Parigi dal 1581 al 1583 e poi insieme all’ambasciatore francese si trasferì a Londra dove conobbe addirittura la regina Elisabetta e la sua cerchia di uomini coltissimi, tenendo lezioni a Oxford dove puntualmente Bruno entrò in conflitto con filosofi e teologi locali. Durante gli anni londinesi Bruno pubblica sei dialoghi in lingua italiana che saranno poi considerati  le sue opere maggiori.

Secondo Eugenio Garin, Bruno, nell’esporre il suo pensiero ha voluto mantenere appositamente un doppio registro e vediamo di capire cosa intende Garin. Bruno è l’iniziatore di un’ epoca nuova poiché laddove l’umanità è in fase di declino, l’unica forma di ripresa è il pensiero. Finchè c’è fermento di idee e Bruno sa di essere portatore di idee nuove come Copernico e Galilei, bisogna però sempre considerare il fatto di doversi rivolgere a un duplice pubblico e infatti questo fece Bruno. Scrisse i dialoghi in italiano, opere molto vivaci e rivolte a lettori colti, opere esoteriche, diciamo, sotto certi aspetti come si direbbe nella filosofia antica e scrisse invece in latino opere di carattere più tecnico, quelle rivolte cioè a cultori della filosofia.

Inutile dire che come a Ginevra anche a Oxford, Bruno entro in conflitto con i dotti locali ed fu infatti costretto a rientrare nel continente, percorrendo però un’altra strada che passava per Praga,  approdando poi nel 1588 a Wittenberg, la città dove Lutero aveva affisso le sue famose tesi del 1517 sulla salvezza per fede e a Wittenberg, dapprima Bruno esaltò Lutero ingraziandosi la chiesa evangelica luterana, però poi, quando cominciò puntualmente a criticare anche il luteranesimo, Bruno dovette lasciare la città e fare rotta a Francoforte dove pubblicò delle opere in latino considerate poi gli scritti bruniani di carattere atomistico ed epicureo cioè il De minimo, De monade e il De immenso et innumerabilibus.

Naturalismo italiano nel Rinascimento: Telesio, Bruno, Campanella